TM    Dicembre 2025

Il tandem artista-galleria

Anche chi rappresenta ha bisogno di essere rappresentato: tra artista e gallerista si instaura una relazione strategica che alimenta il reciproco successo e muove il mercato dell’arte. L’Opinione di Adriano A. Sala, avvocato e socio dello Studio legale e notarile Olgiati Ghiringhelli Sala di Lugano, specializzato in diritto del mercato dell’arte.

Adriano Sala

di Adriano A. Sala

Avvocato e Socio dello Studio legale e notarile Olgiati Ghiringhelli Sala di Lugano

George Condo, "The Redhead", 2024
George Condo, “The Redhead”, 2024, acrilico e pastelli su carta, 198,1 x 152,4 cm. © George Condo / Photo Matt Grub

A inizio novembre è apparsa la notizia su un sito dedicato all’arte degna dei migliori tabloid sportivi: George Condo, artista contemporaneo americano, ritenuto per il suo stile il successore di Picasso, lascia la mega-gallery svizzera Hauser&Wirth per tornare a lavorare con due altre gallerie, Sprüth Magers e Skarstedt. È un po’ come leggere che un calciatore affermato lascia il Real Madrid per tornare al Bayern Monaco.

Lecito dunque chiedersi quale sia la valenza odierna degli artisti sul mercato. Senz’altro rappresentano l’essenza stessa per cui il mercato esiste. Da sempre. Le loro opere sono state commissionate da pontefici, re e principi, soprattutto a partire dal Rinascimento. Normale quindi che le gallerie odierne tentino di accaparrarsi le collaborazioni con i nomi più noti e di successo per aumentare il proprio prestigio, e, soprattutto, le proprie vendite. 

Non va dimenticata, come ho già ricordato su queste colonne, l’importanza del mercato dell’arte in quanto tale. L’artista ne è un tassello essenziale, insieme alle gallerie d’arte che ne promuovono l’opera, ai collezionisti che acquistano, alle istituzioni pubbliche che espongono. 

La relazione tra artista e galleria d’arte permette ad ambedue di guadagnare: il primo produce e viene remunerato per il suo lavoro, la seconda promuove e vende. Molteplici i meccanismi che ne governano gli equilibri, da aspetti strettamente personali alle questioni patrimoniali. L’elemento forse maggiormente distintivo è la tensione tra la creatività – come tale, assolutamente libera – e la necessità di opere anche vendibili. Ne nasce una stretta relazione, talora simbiotica, tra l’artista e la propria galleria, in un’interazione di reciproci consigli, suggerimenti, idee, paure. Come tutte le relazioni, soggetta a personalità e umori dei singoli. Talvolta il gallerista funge da mentore. Talvolta da genitore. Talaltra da psicologo. E così via. L’artista, dal suo canto, spinge magari il gallerista a osare con certe opere e certe indagini. Finché non si produce la magia: la mostra che la galleria dedica all’artista. La definizione del progetto, la scelta delle opere, la loro installazione, le luci, i preparativi, gli inviti, il catering, l’attesa. L’inaugurazione che permette una prima valutazione. I giorni e le settimane successive che ne determinano il successo, sia critico, sia commerciale.

La relazione tra artista e galleria d’arte permette ad ambedue di guadagnare: il primo produce e viene remunerato per il suo lavoro, la seconda promuove e vende. Molteplici i meccanismi che ne governano gli equilibri, da aspetti strettamente personali alle questioni patrimoniali. L’elemento forse maggiormente distintivo è la tensione tra la creatività – come tale, assolutamente libera – e la necessità di opere anche vendibili.

Senza una galleria, l’artista sarebbe privo del necessario sostegno lungo tutto il processo, non limitato a una semplice mostra, ma finalizzato alla sua crescita. E, da parte sua, l’artista può portare al successo una galleria. 

L’artista dovrebbe rivolgersi alla galleria maggiormente idonea alla fase della carriera in cui si trova, mentre la galleria dovrebbe scegliere artisti che le permettano di accrescere la propria reputazione. Spesso le gallerie parlano del proprio “roster” di artisti (le similitudini con il mondo dello sport riaffiorano), di norma una compagine eterogenea per età, provenienza, esperienza, talora accumunata dalle caratteristiche culturali e storico-artistiche che una galleria intende adottare quale propria identità.

Al momento dell’acquisto di un’opera d’arte di mercato primario, il collezionista o l’investitore avveduto è chiamato a comprendere e analizzare chi sia l’artista, il suo percorso, dove ha esposto, da chi è rappresentato, che curatore lo segue, come pure dove inserire la singola opera nella carriera dell’artista e nell’epoca in cui viviamo. Inoltre, dovrà valutare la storia della galleria, gli artisti rappresentati, le collaborazioni, le mostre. Solo così potrà avere contezza di ciò che sta acquistando. Essenziale pertanto raccogliere il maggior numero di informazioni, senza fermarsi all’apparenza. E cercare il dialogo con il gallerista e, se possibile, con l’artista. Non sono solo fonti preziose da cui attingere, ma hanno spesso elementi di dettaglio altrimenti non accessibili, per spiegare il lavoro dell’artista, inserendolo nel percorso evolutivo storico-artistico.

© Riproduzione riservata