TM    Ottobre 2025

Il ritorno di un cult

Investire in un’azienda fashion oggi non è più una questione di spazio di mercato da occupare, quanto piuttosto di identità da costruire. La rinascita del leggendario brand svizzero Elho porta la firma di un creativo, Donald Schneider, che si è distinto su scala mondiale. E unisce tecnicità e stile urbano, collaborazioni artistiche e materiali innovativi. Il risultato? Un nuovo equilibrio tra estetica, funzionalità e cultura contemporanea.

di Simona Manzione

Giornalista

Andri Ragettli, campione di sci freestyle, © Andri Ragettli / Fotografo Tobias Wirth
Andri Ragettli, campione di sci freestyle che alle prossime Olimpiadi invernali gareggerà indossando capi Elho Freestyle. Questa disciplina è l’unica in cui gli atleti sono liberi di scegliere come vestirsi nelle competizioni. © Andri Ragettli / Fotografo Tobias Wirth.

La storia di Elho Freestyle non è solo quella di un brand sportivo riportato in vita, ma l’esito naturale di un percorso creativo che attraversa club underground, redazioni patinate, set fotografici, passerelle d’alta moda e visioni imprenditoriali coraggiose.

Il percorso è quello di Donald Schneider, pluripremiato founder e direttore creativo dell’omonimo Studio e ora motore del rilancio di Elho Freestyle, e la traiettoria è unica nel suo genere. Cresciuto vicino a Zurigo, con una formazione in graphic design e un talento precoce per la costruzione di immaginari, Schneider ha attraversato le capitali della cultura visiva: da New York (ai tempi del leggendario night club Area) fino alle redazioni di magazine iconici, come Vogue a Parigi, passando per le grandi campagne pubblicitarie di marchi top come Dior e Chloé e infine ideatore di un concetto rivoluzionario nella moda: la capsule collection. La prima capsule era per H&M, marchio di cui Schneider è stato per anni direttore creativo globale. «Karl Lagerfeld ha creduto nella mia idea: il celebre stilista ha accettato così di firmare una collezione per un marchio non luxury. Primo passo verso la moda democratica, dopo quella prima ‘capsule collection’, infatti il concetto ha rapidamente e capillarmente conquistato il settore del fashion», racconta Schneider che, dopo una carriera che avrebbe potuto placare ogni ambizione, ha scelto invece di rimettersi in gioco.

Backstage della nuova campagna pubblicitaria, © Nicholas Illiano
Backstage della nuova campagna pubblicitaria, © Nicholas Illiano.

E lo ha fatto quattro anni fa quando, grazie alla segnalazione di un amico, ha riscoperto Elho, storico marchio svizzero di abbigliamento da sci, nato nel 1948 e chiuso quattro decenni più tardi. Un nome pioniere nell’uso dei colori neon, a cui si deve anche il merito di aver inventato il primo pantalone tecnico da indossare sopra gli scarponi da sci. «Quando Elho chiuse, nel 1993, sparì anche il suo archivio. Nessuna memoria visiva, nessun database. Ed è proprio lì che ho visto un potenziale: non un’operazione di revival, ma una rifondazione», sintetizza Schneider.

Nasce così Elho Freestyle, fondato su tre pilastri: performance, innovazione, qualità. Una linea pensata per la montagna, ma che respira anche il ritmo della città. Un design tecnico e insieme audace, che sfida i cliché dell’abbigliamento sportivo. Nell’azienda, basata a Zurigo, batte un cuore creativo a metà tra la città svizzera e Berlino. L’approccio è sartoriale e insieme industriale, grazie a una filiera tracciata, una scelta di materiali innovativi e responsabili (senza l’abuso del termine “sostenibilità”) e una chiara posizione fuori dal fast fashion. «Il nostro target va dai 25 ai 40 anni, uomini e donne. Sebbene l’età oggi sia solo un riferimento relativo. Quello che conta è come ti muovi nel mondo, e cosa cerchi nei vestiti che indossi. I nostri capi sono cool, ma prima di tutto devono proteggerti».

Ogni collezione Elho Freestyle viene concepita con l’occhio esperto di chi, come Schneider, ha costruito immagini per decenni, sempre con una visione innovativa, sia nella gestione di marchi che per le campagne internazionali (sue quelle con star come Beyoncé, David Beckham e Kendall Jenner). Nelle collezioni Elho Frestyle, i colori sono una signature: viola, corallo, toni fluo, mai aggressivi ma riconoscibili. E poi le collaborazioni artistiche, elemento chiave dell’identità del brand: lo scorso anno una capsule collection incentrata sull’opera di Jean-Michel Basquiat (che Schneider aveva conosciuto personalmente negli anni ’80 a New York), quest’anno una Performance Bomber Jacket in partnership con Mr A, artista e imprenditore parigino. La collezione autunno/inverno 2025-26 si prepara a un momento clou: le Olimpiadi invernali, dove il marchio sarà presente con due testimonial d’eccezione: Andri Ragettli, superstar dello sci freestyle e dei social con milioni di follower, e Zoe Van Essen, campionessa svizzera di skateboard e promessa olimpica di freestyle. «Entrambi scenderanno in pista con capi Elho Freestyle: la loro è l’unica disciplina olimpica in cui non ci sono vincoli di divisa e ogni atleta può scegliere come vestirsi», commenta il ri-fondatore di Elho, un marchio lontano dalla moda di massa, vicino alle persone giuste, come lusso accessibile. «I capi sono distribuiti tramite un e-commerce solido e selezionate boutique non solo in Svizzera.

Sono pensati per durare. Alcuni sono “evergreen”, reinterpretati in ogni stagione, come il bomber o la giacca di lana», nota Schneider.

La sostenibilità, qui, non è claim pubblicitario. «È una prassi, fatta di uso limitato di plastica, attenzione all’impatto dei tessuti, trasparenza nella produzione. Un equilibrio tra estetica e coscienza, che parla alle nuove generazioni senza rinunciare al rigore», aggiunge l’intervistato.

Il lusso oggi? «Non è più questione di prezzo. È ciò che è fatto con cura, che dura nel tempo e ti fa sentire parte di un’identità», risponde il fondatore di Elho Freestyle, che oggi gode anche di investimenti privati di circa venti soci, tra cui professionisti del settore e alcune celebrità come Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan e volto noto del calcio tedesco.

Non è solo una start up, ma una piattaforma culturale in divenire. Un brand che ragiona in ottica transmediale, pronto a esplorare nuove dimensioni mantenendo salda la sua identità svizzera e la visione globale. La storia di Elho Freestyle è una lezione di reinvenzione intelligente. Non si tratta di nostalgia, ma di riscrivere un’eredità per renderla rilevante oggi. Tra passato e futuro, outdoor e urban, performance e ricerca estetica. È la dimostrazione che si può fare moda in modo indipendente, rigoroso, creativo. «Nel mio lavoro ho sempre cercato il punto in cui l’intuizione incontra la necessità. Elho Freestyle è esattamente questo: un bisogno reale che incontra una visione audace», conclude Donald Schneider.

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