TM    Marzo 2026

10 milioni… bastano?

In votazione a giugno, in vista dei Bilaterali, sarà presente un’idea controversa, e difficile da applicare, che vorrebbe porre un tetto massimo alla popolazione residente, ma… L’Opinione di Ignazio Bonoli, economista.

di Ignazio Bonoli

Economista

A giugno Popolo e cantoni saranno nuovamente chiamati a decidere su un argomento di vitale importanza, tanto per i sostenitori, quanto per i contrari. È l’iniziativa popolare, promossa dall’Udc, detta “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti” o anche “Iniziativa per la sostenibilità”. In sostanza? Pre-2050 la popolazione residente permanente svizzera non potrà superare i 10 milioni di abitanti. Per applicare correttamente questo principio l’iniziativa propone anche che Confederazione e cantoni possano prendere provvedimenti per uno sviluppo sostenibile della popolazione, proteggendo l’ambiente, le infrastrutture, l’assistenza sanitaria e le assicurazioni.

In attesa del 2050, la Confederazione può prendere provvedimenti in materia di asilo. Si precisa però che queste nuove leggi devono rispettare gli accordi internazionali, che vanno applicate con le eventuali riserve, o rinegoziati per impedire il superamento del limite dei 10 milioni. Dunque sia il patto Onu sulla migrazione, sia l’accordo con l’Ue sulla libera circolazione delle persone devono essere denunciati il più presto possibile.

Inoltre gli iniziativisti non vogliono perdere tempo e dicono che se l’iniziativa verrà accettata, il Consiglio federale emani le disposizioni d’esecuzione entro un anno, in attesa che l’Assemblea federale adotti le leggi relative. Sembrerebbe un invito a procedere con metodi trumpiani contro l’immigrazione, ma non è così.

Il Popolo gode infatti dei diritti di iniziativa e referendum per favorire o impedire disposizioni emanate dalle autorità politiche a ogni livello. Tecnicamente l’iniziativa tende a mantenere entro certi limiti il numero di abitanti in Svizzera. Praticamente, e politicamente, dato che anche la Svizzera ha un tasso di natalità che non permette il rinnovo generazionale, chiede però un freno all’immigrazione. Storicamente, comunque, è da tempo passata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione.

L’Udc riprende il tema in una situazione molto cambiata rispetto al passato. I principali immigrati non sono più italiani, spagnoli e portoghesi… Molti di questi si sono integrati e parecchi ricoprono anche posizioni di prim’ordine in vari settori.

È evidente che il voto di giugno sull’iniziativa condizionerà ampiamente quello che seguirà sugli accordi con l’Ue e perfino la partecipazione a Schengen Dublino, e potrebbe provocare un aumento dell’immigrazione clandestina, rendendo più difficile la lotta contro la criminalità

Nuove forze lavorative, oggigiorno sempre più qualificate e specializzate, sono indispensabili allo sviluppo economico, motivo per cui l’iniziativa viene osteggiata da Governo, Camere federali, e soprattutto dagli ambienti economici. Nel frattempo il Governo propone alcune misure mirate: sfruttare meglio la manodopera residente, promuovere la costruzione di alloggi, ridurre le domande di asilo, contenere gli acquisti di immobili da parte di stranieri. Vi è però anche un aspetto politico importante. Il voto precede di poco quello sul rinnovo dei rapporti bilaterali con l’Europa, nei quali la libera circolazione ha un aspetto primario.

Molti politici sostengono che anche questo argomento dovrebbe soggiacere alla doppia maggioranza di Popolo e cantoni. Particolare che non è previsto per i trattati internazionali. Vi è però un precedente rilevante: il voto sullo Spazio economico europeo, che venne respinto mettendo nei pasticci il Consiglio federale, che dapprima formalizzò una domanda di adesione e poi vi rinunciò, avviando la discussione sui bilaterali. Oggi si tratterebbe quindi di prolungare tali accordi.

Il progetto in consultazione contiene però due aspetti poco conciliabili con la libertà e la neutralità elvetiche: la Svizzera si impegna ad adottare progressivamente il diritto europeo ed eventuali divergenze verrebbero risolte dalla Corte di giustizia europea. Quanto basta per sottoporre il trattato al doppio voto, benché la Costituzione non lo preveda. Si teme infatti una consistente maggioranza contraria.

Il testo dell’iniziativa è chiaro: da un lato dice che se, prima del 2050, la popolazione supera i 9,5 milioni di abitanti, devono essere prese misure restrittive di vario tipo. Inoltre, se venisse superato il limite di 10 milioni si dovranno rivedere gli accordi che favoriscono la crescita della popolazione, oppure prevedere clausole d’eccezione o salvaguardia. È evidente che il voto di giugno sull’iniziativa condizionerà ampiamente quello che seguirà sugli accordi con l’Ue e perfino la partecipazione a Schengen Dublino, e potrebbe provocare un aumento dell’immigrazione clandestina, rendendo più difficile la lotta contro la criminalità.

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