
Per Fernand Léger (1881-1955), artista fondamentalmente ottimista, la pittura era un modo per rendere omaggio alla vita e allo stesso tempo testimoniare i profondi cambiamenti sociali del suo tempo, sia critico che affascinato dalle rivoluzioni tecnologiche e meccaniche. Un’opera che fa un uso gioioso del colore, vitale e terapeutico, riecheggiato dall’allestimento della mostra in corso al Musée du Luxembourg di Parigi, che mette in dialogo opere di Léger, con oltre trenta lavori di artisti dell’avanguardia europea e americana dagli anni ’60 a oggi.
In particolare viene evidenziato il forte legame storico e artistico con la generazione che lo ha immediatamente seguito: i Nuovi Realisti. Lanciato nel 1960 dal critico d’arte Pierre Restany, che si dice abbia battezzato il movimento proprio rubando l’espressione a Léger, di cui era fervente ammiratore, il gruppo riuniva artisti come Arman, César, Raymond Hains, Yves Klein, Martial Raysse, Daniel Spoerri e Niki de Saint Phalle che, ispirati dagli oggetti di uso quotidiano, dall’estetica della strada e dalla società del dopoguerra, si lanciavano in un’appropriazione poetica della realtà.
Se il rapporto con l’oggetto occupa un posto centrale, la mostra affronta anche altri temi, tra cui la rappresentazione della società del tempo libero, l’arte nello spazio pubblico e la costruzione di un’arte accessibile a tutti e al passo con i tempi, nonché i processi creativi e l’importanza del lavoro collettivo.
Ma in Léger si può vedere anche un precursore della Pop Art americana nonché di artisti emergenti negli anni Settanta e Ottanta come Gilbert & George a Londra e Keith Haring a New York. Così, al di là del proficuo dialogo che può esistere tra forme e idee, questa mostra intende illustrare, ancora una volta, la modernità, la multidisciplinarietà e la portata visionaria dell’opera di Fernand Léger.
Musée du Luxembourg
Fino al 20 luglio 2025