Lo scenario economico globale, pur in un contesto di elevato rischio geopolitico, si sta stabilizzando con un tasso di crescita prossimo al 3% annuo sia per il ‘25 che per il ‘26. Va segnalato che il contributo dei Paesi Emergenti a tale dinamica è tornato ai livelli pre-pandemia. All’interno di questo universo permangono però sostanziali differenze, con la Cina che sta tornando a segnalarsi.
Gli interventi di stimolo decisi e attuati da Pechino hanno contribuito alla stabilizzazione del quadro economico per contrastare il rallentamento seguito alla crisi immobiliare e alla lenta uscita dal Covid.
Il 15esimo Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale (2026-30) esaminato a fine ottobre ha rivolto il focus su tre aspetti principali:
– Sono state approvate misure volte al riequilibrio delle relazioni tra potere esecutivo e mercato con lo scopo di ridurre la regolamentazione eccessiva e diminuire la frammentazione del mercato;
– L’innovazione scientifica e la formazione per favorire l’incremento della produzione manifatturiera vengono assunti ufficialmente come ‘new quality productive forces’. Viene confermato e rafforzato il focus sulla crescita produttiva trainata da innovazione tecnologica, uso di Ia e una sempre maggiore robotizzazione. In tal senso formazione, talento creativo e ricerca vengono considerati essenziali;
– Il miglioramento dei servizi pubblici attraverso maggiori investimenti per la persona viene considerato fattore anticipatore di una fase di common prosperity.
Le stime di crescita cinese per il 2025 sono state alzate al 4,7% mentre l’inflazione è stata rivista al ribasso, +0,2% nel 2025, e +0,6 nel 2026. Il processo disinflattivo in corso permetterà ulteriori misure di stimolo monetario e fiscale a sostegno della crescita. Le autorità cinesi si muoveranno in varie direzioni: fornire migliori servizi e approvare riforme economiche e sociali a livello domestico, rafforzare le relazioni con i partners commerciali a livello esterno.
La ripresa nella dinamica dei consumi interni è confermata dal trend dei trasporti (il numero di voli domestici ha raggiunto il massimo storico assoluto); il weekend di fine settembre ha segnato un record storico di passeggeri (Golden week travel rush) confermando che l’economia delle vacanze sta diventando un driver vitale per la crescita economica.
Gli indicatori di fiducia confermano il buono stato di salute tendenziale di tutte le economie emergenti (indice Pmi dell’area a 52,6 con l’India a 61). Nell’insieme quindi lo scenario caratterizzato da ripresa dei consumi, assenza di pressione inflattiva (specie nell’area cinese) con crescita economica molto positiva si presenta come un’opportunità per gli investitori. Anche la debolezza del dollaro americano rafforza la propensione per gli investimenti nell’area dei Paesi Emergenti.
Ad aumentare l’attrattività per gli investitori va segnalato il fatto che le valutazioni fondamentali degli Emergenti presentano livelli storicamente inferiori alle medie di lungo periodo. Nel corso del 2025 gli indici azionari hanno complessivamente performato molto bene, pur senza raggiungere livelli massimi né dal punto di vista valutativo né da quello grafico-tecnico (salvo alcune eccezioni tra cui spicca il mercato Indiano). L’indice Shenzhen 300 (il più importante indice azionario Cinese) presenta una formazione grafica molto interessante dopo una lateralità pluriennale, mentre l’attrattività delle valutazioni fondamentali è confermata da una crescita degli utili aziendali prevista per il 2026 superiore al 10%.
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