TM    Settembre 2025

Il brutto anatroccolo?

Nonostante le buona performance di mercato, il comparto bancario europeo in termini di valutazioni continua a essere fortemente sottovalutato. A quando un’inversione di tendenza? Un’analisi di David Benamou, Managing Partner e Cio di Axiom Alternative Investments.

David Benamou

di David Benamou

Managing Partner e Cio di Axiom Alternative Investments

Dall’inizio del 2025, l’indice bancario europeo ha registrato un rialzo del 32%, contro un +8% dello Stoxx Europe 600. Una dinamica che si inserisce in un trend di lungo periodo: dal marzo 2020, ovvero dal momento più critico dell’emergenza pandemica, lo Stoxx Banks Europe ha guadagnato il 284,5%, rispetto al +93,6% dello Stoxx Europe 600. 

Eppure, questo straordinario percorso di performance non si riflette ancora nelle valutazioni. I titoli bancari europei continuano a scambiare con uno sconto significativo rispetto al mercato nel suo complesso (-41%) e, ancora più sorprendentemente, rispetto alle banche statunitensi (quasi -50%). Il tutto mentre, per la prima volta dal 2010, il ritorno sul capitale proprio (Roe) delle banche europee ha superato quello delle omologhe americane.

Fondamentali solidi, multipli ancora compressi. Uno degli elementi chiave di questa dissonanza è che la crescita degli utili è stata molto rapida: dal 2022, i ricavi per azione del settore sono triplicati, ma i multipli non hanno avuto il tempo di seguire. Il mercato, in altre parole, non ha ancora incorporato pienamente l’evoluzione dei fondamentali, lasciando spazio a una rivalutazione potenziale.

Con la chiusura del primo semestre 2025 i risultati dovrebbero ancora migliorare. I dati aggiornati della Bce mostrano una crescita continua dei volumi di deposito, accompagnata da un miglioramento della loro composizione: aumenta la quota di depositi a termine, la cui remunerazione è in progressivo calo. Questo andamento contribuisce ad ampliare i margini d’interesse, sostenendo la redditività complessiva.

Vola il bancario europeo

Andamento degli indici di riferimento per il bancario eu (III-2020: 100)

Andamento degli indici di riferimento per il bancario eu (III-2020: 100)
Fonte: Axiom 25. Sopra, il confronto tra diversi indici bancari europei.

In parallelo, la Bce ha indicato che non vi è urgenza di nuovi tagli dei tassi, che dovrebbero stabilizzarsi nella fascia tra 1,5 e 2%. Si tratta di un livello favorevole per l’attività di prestito e per la gestione del costo della raccolta, oltre a rappresentare un equilibrio che riduce i rischi di deterioramento del credito.

Un altro fattore strutturalmente positivo è rappresentato dall’ammortamento progressivo dei portafogli di prestiti originati in epoca di tassi negativi: i crediti a bassa marginalità stanno diminuendo gradualmente, liberando ulteriore capacità di espansione dei margini netti.

Sul fronte dei ricavi non da interesse, le attività di mercato hanno beneficiato di volumi sostenuti e di un livello di volatilità ancora favorevole, che supportano la generazione di commissioni. Resta invece debole l’attività di M&A. Nel complesso, il Roe medio atteso del settore nel 2025 dovrebbe essere superiore all’11%.

Tra regole e investitori. Guardando al comportamento degli investitori, emerge un paradosso: secondo i sondaggi, molti si dichiarano sovrappesati sul comparto bancario europeo, ma i dati di posizionamento effettivo mostrano al contrario una leggera sottoponderazione rispetto ai benchmark di riferimento. In un contesto più favorevole a livello macro e politico per l’Europa, un ritorno degli investitori sul settore potrebbe costituire un ulteriore fattore di supporto alle valutazioni.

Sul fronte regolamentare, Basilea 4 non ha riservato sorprese: le misure più penalizzanti sono già scontate e alcune potrebbero slittare. Intanto, l’Unione dei mercati dei capitali avanza, migliorando le prospettive di lungo termine per il settore. Il bancario europeo è oggi solido e ben capitalizzato (Cet1 >14,4%). La generazione di utili consente di offrire rendimenti elevati, con dividendi e buyback stimati tra l’11 e il 12% nel 2025-2026. Una tesi d’investimento ancora valida, grazie a una combinazione rara di solidità, redditività e potenziale di rialzo.

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