Forse a causa della guerra in Iran, il successo della missione Artemis II non ha ricevuto da media e mercati l’attenzione che avrebbe meritato. Eppure, si tratta di una tappa fondamentale nell’esplorazione spaziale: dalle immagini inedite del lato nascosto della Luna ai nuovi record di distanza raggiunti da una missione con equipaggio.
L’attuale contesto geopolitico potrebbe far pensare a una nuova corsa allo spazio, simile a quella della guerra fredda tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica si sfidavano in imprese caratterizzate da ingenti investimenti e obiettivi molto simbolici (come Sputnik, il primo uomo nello spazio o lo sbarco sulla Luna).
Oggi, però, la corsa allo spazio coinvolge un numero molto maggiore di attori, tra cui Stati Uniti, Cina, India, Europa, Giappone e numerose aziende private. Oltre alla competizione geopolitica, assumono sempre più importanza la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico e, soprattutto, gli interessi economici.
Dal punto di vista della Difesa, tecnologie critiche come gli scudi spaziali e la protezione dei satelliti, richiedono forti impegni finanziari. Gli Stati Uniti hanno istituito la Us Space Force con un budget che è stato costantemente aumentato negli ultimi anni. La rilevazione e il tracciamento dei missili sono diventati una priorità e richiedono una gamma di tecnologie avanzate. La Space Force prevedeva di investire circa 14,4 miliardi di dollari entro il 2025 per lo sviluppo del sistema e del relativo segmento terrestre.
Tra gli interessi economici, spiccano le comunicazioni e lo sfruttamento delle risorse, con missioni pilota già avviate da consorzi americani, cinesi ed europei e attività estrattive sulla Luna previste tra il 2028 e il 2032.
Tra le aree in via di esplorazione vi sono l’energia solare nello spazio, sfruttando il fatto che, sopra l’atmosfera i pannelli in orbita catturano quasi costantemente la luce solare, e i Data Center nello spazio per arginare il problema della domanda di calcolo guidata dall’Intelligenza Artificiale e le conseguenti ricadute legate al raffreddamento.
La Cina ha investito oltre 8 miliardi di dollari nel proprio programma lunare, con tre missioni robotiche già completate, e punta a portare astronauti sulla Luna entro il 2030, per poi costruire una base permanente nel decennio successivo. L’India, dopo i recenti successi dei propri allunaggi, ha aumentato il budget del 22% nell’ultimo anno e sta ulteriormente ampliando il programma di esplorazione dello spazio profondo. Anche l’Europa sta rafforzando il proprio impegno nell’esplorazione lunare e planetaria, attraverso missioni congiunte e investimenti nello sviluppo tecnologico.
La competizione resta intensa, soprattutto tra Stati Uniti e Cina, ma la collaborazione internazionale è molto più diffusa rispetto al passato. Questo processo è partito con la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale nel 1998 fino ad arrivare allo scorso anno, con il 35% delle missioni spaziali caratterizzato dalla partecipazione di più Paesi o aziende: la sola Artemis II ha coinvolto 14 partner internazionali e 18 aziende private.
Fino a una decina di anni fa, l’economia spaziale era ancora in gran parte finanziata dai Governi e, quindi, lo stimolo a ridurre i costi di lancio era molto limitato. La situazione è cambiata con l’ingresso degli operatori privati: già nel 2010, Falcon 9 (SpaceX) offriva voli verso l’orbita terrestre bassa a partire da soli 2.500 dollari per chilogrammo. Successivamente i costi di lancio sono scesi intorno ai 1.500 dollari con Falcon Heavy e si stima ancor meno con Starship.
La collaborazione e la discesa dei costi consentono a un numero crescente di attori di partecipare alla crescita dell’economia spaziale. Si è infatti creato un ecosistema, per esempio per lander e sistemi di lancio, dove molte aziende di medie dimensioni stanno assumendo un ruolo centrale, specializzandosi in componenti chiave o infrastrutture satellitari.
Nel 2024, l’economia spaziale ha superato i 400 miliardi di dollari e già oggi si stima che il mercato possa raggiungere i 1.000 miliardi di dollari entro il 2040. Questa corsa probabilmente continuerà a lungo, la Luna potrebbe rappresentare infatti un trampolino di lancio per andare molto più lontano: raggiungere Marte e, forse, per stabilire in futuro colonie extraterrestri, come sostenuto recentemente da Elon Musk.
Il percorso, ovviamente, non è privo di rischi: sono aumentate le richieste di regolamentazione su traffico satellitare e sicurezza dei dati. Inoltre, il costo stimato di una missione lunare con equipaggio supera la ragguardevole cifra di 4 miliardi di dollari, mentre una missione robotica si attesta oltre i 300 milioni, anche se le nuove tecnologie consentono di ridurre continuamente le spese.
Le opportunità più solide si trovano tra le aziende che forniscono la tecnologia, hanno ricavi diversificati e una presenza nei segmenti a più alto potenziale di crescita, come le comunicazioni satellitari, l’osservazione della Terra dallo spazio, e infrastrutture come i razzi riutilizzabili che possono consentire di abbattere ulteriormente i relativi costi.
© Riproduzione riservata



