
Monumentale lo è già l’originale: un dipinto panoramico che si estende su oltre 1.000 metri quadrati (10 x 100 m). Non è da meno il suo gemello virtuale: con 1,6 trilioni di pixel, è la più grande immagine digitale mai realizzata di un singolo oggetto. Ogni minimo dettaglio del Panorama della Battaglia di Morat di Louis Braun è restituito con precisione tale da consentire ingrandimenti fino al diametro di un capello – una definizione ben lontana da quella concessa ai visitatori della Rotonda di Zurigo, che dovevano osservarla a una decina di metri di distanza quando fu presentato tra il 1894 e il 1897, in seguito esposto anche a Ginevra. Confinata in deposito dall’ascesa del cinema, ha fatto una breve apparizione soltanto durante Expo.02, quando fu restaurata e messa in gloria nel monolite progettato da Jean Nouvel proprio sul lago di Morat.
Per restituirle visibilità, la Fondazione proprietaria si è rivolta al Laboratorio di museologia sperimentale (eM+) del Politecnico federale di Losanna, diretto dalla professoressa Sarah Kenderdine, pioniera nel campo delle tecnologie digitali e immersive a servizio delle istituzioni culturali. Ex archeologa marittima, approdata al web a inizio anni Duemila, è specializzata fra l’altro nella virtualizzazione dei formati panoramici.
L’evento. Tema del panorama è la vittoria della “Confederazione degli Otto” nella battaglia di Morat (22 giugno 1476), scontro decisivo nelle guerre di Borgogna (1474-1477) che posero fine al ducato di Carlo il Temerario, modificando l’assetto geopolitico europeo e decretando la fama dei mercenari svizzeri, che divennero un volano di sviluppo dell’economia elvetica.
L’opera. Prima del cinema, i dipinti panoramici raffiguranti città, paesaggi o battaglie attiravano folle e investitori. Tra questi, il Panorama della Battaglia di Morat è uno dei soli quindici del XIX secolo conservatisi (fra cui, in Svizzera, anche il Wocher di Thun e il Bourbaki di Lucerna).
Fu commissionato nel 1893 dalla Società dei panorami dei fratelli Gyr al pittore tedesco specializzato Louis Braun, per la considerevole somma di 173.500 franchi. Realizzato in appena 7 mesi con una quarantina assistenti, fu inaugurato a Zurigo il 27 agosto 1894 e in seguito esposto anche a Ginevra. Donato nel 1924 alla città di Morat, oggi è conservato dalla Fondazione divenuta sua proprietaria, arrotolato in un deposito militare, che ha lasciato solo in rarissime occasioni, come durante Expo.02 o per gli interventi di restauro e digitalizzazione.
Sostenuto dal Fondo nazionale svizzero e da altri mecenati, il progetto di digitalizzazione ha coinvolto un team multidisciplinare di ingegneri, specialisti di imaging, storici, restauratori e studenti dell’eM+. In tre anni di lavoro, dalla verifica dello stato di conservazione al lancio della piattaforma Terapixel Panorama lo scorso 22 giugno (anniversario della battaglia), è nato un progetto titanico sotto ogni aspetto. Trasportare i tre rotoli di tela che compongono l’opera – 1,5 tonnellate di peso – è stato solo il primo passo. Per ottenere un’immagine di 1,6 terapixel a 1.000 dpi con alta fedeltà cromatica è stato necessario costruire un impianto di imaging su misura, in grado di compensare le irregolarità della superficie e la forma iperboloide del dipinto, concepito per essere montato verticalmente in una rotonda. La tela è stata ‘avvolta’ su un substrato per garantire la stabilità durante la scansione, sviluppando algoritmi di correzione per restituire la curva originale nel rendering 3D senza distorsioni. All’arrivo del Panorama nei laboratori dell’Epfl, nell’estate 2022, è stata realizzata una piattaforma di ispezione ad hoc e, in parallelo, sono stati condotti i necessari interventi di conservazione.
Il cuore del progetto è stato il processo di scansione, durato quattro mesi: grazie a una fotocamera da 150 megapixel e un obiettivo da 72 mm forniti da Phase One, sono state catturate 27mila immagini, poi unite in un’unica da 3,8 milioni di pixel per 425mila di altezza. Nemmeno i più avanzati progetti museali – come la Ronda di notte di Rembrandt del Rijksmuseum di Amsterdam (717 gigapixel, 2022) – si erano avvicinati a una tale qualità.

Ricerche e sperimentazioni condotte in questa fase hanno inoltre generato contributi scientifici nei campi della data science, della conservazione e dei panorami storici, con approfondimenti ad esempio, sulle tecniche di post-editing e sull’archiviazione digitale.
Una parte del lavoro è stata dedicata anche alla rilettura critica del dipinto, che, realizzato quattro secoli dopo i fatti, reinterpreta liberamente la battaglia medievale come fondamento simbolico della nascente identità nazionale svizzera che si stava costruendo a fine Ottocento. Così, nella versione di Braun, le truppe confederate appaiono più eroiche e animate da patriottismo di quanto non lo fossero gli otto cantoni uniti nel XV da alleanze difensive più che da una visione politica comune. Anche la tenda da campo di Carlo il Temerario si trasforma in un sontuoso castello, a enfatizzare il mito del nemico sconfitto. Questi dettagli – insieme a molte altre curiosità – sono ora svelati sulla piattaforma Terapixel Panorama, che permette di interagire con la versione digitale del Panorama, restituendo un racconto stratificato e multisensoriale grazie anche a contenuti aggiuntivi: video volumetrici, modelli 3D provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale di Zurigo e del Museo di Storia di Berna, motion capture di scene tratte dal dipinto e un paesaggio sonoro basato su cronache, lettere e documenti d’archivio.
L’esperienza prosegue nel mondo reale con una serie di mostre immersive dove l’approccio a 360 gradi si completa di un’ulteriore dimensione: muniti di una “collana olfattiva” (sviluppata da dsm-firmenich e ScentRealm) i visitatori vengono avvolti dagli odori della battaglia – cavalli, sudore, sangue, … – coordinati al punto di osservazione. Si può ad esempio già sperimentare al Museum für Gestaltung di Zurigo, all’interno della mostra Museum of the Future (fino al prossimo 1 febbraio) e sarà una delle chicche delle commemorazioni del 2026 per i 550 anni dalle guerre di Borgogna (al Castello di Grandson, al Museo di Morat e al Museo di Storia di Berna). Sempre accessibile, invece, la versione online (terapixelpanorama.ch), che include anche una sezione scientifica con fonti originali, i disegni preparatori di Louis Braun e gli archivi relativi alla produzione del Panorama.
Insignita dell’Optimus Agora 2024 – il premio del FNS che supporta i progetti di comunicazione volti a promuovere un dialogo diretto tra scienza e società – la digitalizzazione del Panorama della Battaglia di Morat rappresenta un importante progresso nella ricerca sulle tecnologie di imaging e sulla conservazione digitale, lasciando in eredità non solo un’attrezzatura capace di scansionare immensi dipinti, ma anche un modello di embodiment virtuale per la valorizzazione e la condivisione del patrimonio culturale.
© Riproduzione riservata
