TM    Marzo 2026

Progetti che affinano l’identità

Dalle intuizioni nate quasi per caso alle collezioni che segnano un prima e un dopo, è il dialogo creativo tra azienda e designer a costruire il Dna autentico del marchio. Ma in un mercato saturo e accelerato, cosa rende oggi un progetto davvero distintivo e riconoscibile? Risponde Paolo Bestetti, CEO di Baxter.

di Simona Manzione

Giornalista

Divano in cuoio Budapest, il primo disegnato da Paola Navone per Baxter
Sopra, il design lineare e componibile del divano in cuoio Budapest, il primo disegnato da Paola Navone per Baxter.

Nella dimensione poliedrica del design, esistono collaborazioni che superano la semplice attribuzione di una firma su un prodotto, configurandosi come veri processi di ricerca condivisa e confronto progettuale. Sono incontri che cambiano la traiettoria di un’azienda, ridefiniscono un linguaggio estetico, aprono nuovi mercati e trasformano un marchio in un universo riconoscibile.

Quando un brand sceglie di dialogare con designer, architetti e artisti non sta soltanto ampliando il proprio catalogo: sta costruendo una visione. Alcune di queste collaborazioni diventano così profonde da incidere sul Dna stesso dell’azienda, generando collezioni e oggetti che si trasformano in icone senza tempo.

È il caso di Baxter, realtà che ha costruito una parte saliente della propria identità attraverso un confronto costante con progettisti capaci di interpretarne – e talvolta anticiparne – l’evoluzione.

«Fin dall’inizio, questo dialogo è stato, più che un elemento strategico, una scelta culturale», precisa Paolo Bestetti, Ceo di Baxter. «Il momento di svolta è arrivato nel 2002 quando è iniziata la collaborazione con Paola Navone: un incontro che ha segnato il passaggio da una dimensione più classica a un linguaggio pienamente orientato al design contemporaneo. Una collaborazione nata attorno a una riflessione: perché fare determinate scelte? Qual è la direzione? Qual è il senso di un nuovo passo? Il suo indirizzo era cristallino: prima la riflessione, poi la forma. Prima la materia, poi il segno».

Da quella collaborazione, nata quasi spontaneamente, è emersa una capsule collection radicalmente diversa dal passato, frutto di tre anni di lavoro e perseveranza. Un cambiamento che ha traghettato l’azienda verso il design contemporaneo, aprendo un nuovo capitolo internazionale.

Da quel momento, le collaborazioni hanno contribuito a ridefinire l’estetica del brand e anche il suo approccio progettuale. «Ogni partnership ha rappresentato un confronto, uno scambio di visioni che ha portato l’azienda a esplorare nuovi mercati e nuove modalità espressive. Non si tratta semplicemente di sviluppare un prodotto, ma di dare forma a un racconto coerente, in cui materiali, ricerca e stile diventano parte di una visione più ampia. È proprio in questo dialogo continuo che si è consolidato il Dna di Baxter», prosegue Bestetti.

Paolo Bestetti
In foto, Paolo Bestetti, Ceo di Baxter.

Per il Marchio, realizzare prodotti senza tempo significa costruire collezioni pensate per durare nel lungo periodo. Colori caldi, materiali avvolgenti, forme che mantengano equilibrio e armonia nel tempo concorrono a creare veri e propri “evergreen”. «La sensualità del prodotto è una caratteristica ricorrente: ogni pezzo deve trasmettere una sensazione di piacere, di tattilità, di accoglienza», spiega il fondatore di Baxter.

«In questo equilibrio tra rigore progettuale e istinto, la sperimentazione sui materiali e sulle combinazioni cromatiche gioca un ruolo centrale. Lavoriamo molto sull’accostamento mai ovvio di pelli, finiture e colori. È proprio questo mettere insieme elementi diversi in modo coerente ma sorprendente a rappresentare, dal nostro punto di vista, un valore aggiunto. Attraverso queste modalità il semplice “imbottito” è diventato un vero e proprio lifestyle. Realizziamo prodotti, ma animati dall’ambizione di andare oltre, di costruire mondi completi, ambienti con una forte identità, in cui ogni elemento dialoghi con gli altri e contribuisca a potenziare la forza espressiva dell’insieme».

Ci sono prodotti che hanno segnato un prima e un dopo nella storia di Baxter, contribuendo anche a ridefinire la percezione internazionale del brand. «Il Marchio nasce nel 1990 da un grande sogno imprenditoriale. Nei primi anni l’azienda si presentava con imbottiti classici, dal mood tipicamente inglese, caratterizzati però da un’eleganza ricercata e da una cura del dettaglio che da subito hanno chiarito l’impronta del marchio, in termini di qualità e affidabilità. Nel tempo, vari progetti hanno segnato passaggi decisivi. Il divano Alfred di Marco Milisich ha rappresentato il primo simbolo di trasformazione: l’imbottito non più come oggetto canonico, ma come racconto materico, con un’anima e un vissuto. Nella sua versione vintage il risultato è stato raggiunto anche mediante una tecnica di anticatura. Il divano Budapest, dal canto suo, è diventato un’icona capace di fare da ponte tra classicismo e contemporaneità, consolidando la riconoscibilità internazionale del brand. Ancora oggi è il bestseller dell’azienda. Con il Chester Moon – prodotto a cui sono particolarmente legato -,  ancora firmato da Paola Navone, un archetipo viene reinterpretato con sensualità e forza espressiva. E con Tactile di Vincenzo De Cotiis, Baxter si avvicina al territorio degli “Art Designers”, dove il confine tra prodotto e pezzo d’autore si fa più sottile e sperimentale», conclude Bestetti.

Passando in rassegna queste collaborazioni si legge un’evoluzione chiara, che non appartiene solo al brand ma racconta l’evoluzione dell’arredo come specchio di tempi e costumi: dal classico al vintage, dal vintage al design, fino a una dimensione più sofisticata e di ricerca. Un percorso costruito sul dialogo continuo tra progettista e materia – nel caso di Baxter la materia per antonomasia è la pelle – che diventa fondamento di ogni collezione.

divano Tactile, disegnato da Vincenzo de Cotiis, Baxter
Sopra, divano Tactile, disegnato da Vincenzo de Cotiis. Le proprietà tattili della pelle vengono esaltate tramite un design statuario, che definisce l’aspetto museale del divano.

Oggi, in un mercato saturo di stimoli e velocità, il valore di un buon design risiede proprio qui: nella capacità di durare. Non nel gesto estremo o provocatorio fine a sé stesso, ma nella costruzione di prodotti senza tempo, capaci di diventare “evergreen”. Una durabilità estetica e funzionale, che è anche etica: un buon design infatti è pensiero a lungo termine, capace di influenzare positivamente ciò che gli sta intorno. In un mondo che cambia in continuazione, la vera forza del design sta nella resilienza estetica e funzionale: nella capacità di parlare alle persone oggi e domani, senza perdere coerenza o senso. È la capacità di dare forma non solo a oggetti, ma a sistemi coerenti, linguaggi riconoscibili e narrazioni autentiche.

Sopra, divano in pelle Alfred, Baxter
Sopra, divano in pelle Alfred. Progettato da Marco Milisich, si colloca nella tradizione del design che rilegge in chiave contemporanea il modello classico dell’imbottito. La sua forma essenziale e l’uso della pelle trattata con tecnica anticata richiamano una cultura progettuale attenta al tema del tempo e della materia, in cui l’oggetto è pensato per evolvere con l’uso e acquisire carattere nel corso degli anni.

La sfida contemporanea non è soltanto progettare bene, ma rendere percepibile la profondità del progetto, trasformando valori e visione in esperienza concreta. Quando il design comunica, seduce ed emoziona, diventa uno strumento potente di legame tra brand e utente. Le grandi collaborazioni tra marchi e designer lo dimostrano: il design non è mai solo forma, ma pensiero, visione e relazione. Proprio in questo dialogo continuo che prende forma un’identità solida e duratura.

Sotto, divano Chester Moon , Baxter
Divano Chester Moon (Paola Navone) nato dalla rilettura di uno schema classico, l’iconico modello Chesterfield.

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