TM    Marzo 2026

L’infrastruttura dello sport

All’indomani dei Giochi di Milano-Cortina, molte luci si sono spente, mentre a restare acceso è il dibattito sul significato profondo dello sport. Quello di Panathlon è un modello, mondiale, che intreccia formazione giovanile, sostenibilità, inclusione e cultura istituzionale, riaffermando lo sport come leva educativa e responsabilità civile. Alla base di tutto? L’etica. A colloquio con Ivan Degliesposti, presidente del Panathlon Club Lugano (PCL), e Stefano Giulieri, vice presidente vicario di Panathlon International (PI).

di Simona Manzione

Giornalista

Si sono appena spente le luci dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e, oltre al medagliere e alle imprese sportive, resta una domanda di fondo: quale eredità culturale e valoriale lascia un grande evento globale? Le Olimpiadi infatti non sono soltanto competizione e spettacolo, ma anche un laboratorio etico in cui si intrecciano sostenibilità, inclusione, innovazione tecnologica e responsabilità sociale. Temi che non appartengono solo alle grandi istituzioni sportive, ma che trovano declinazione concreta anche nel lavoro quotidiano di associazioni radicate nei territori, che si tratti di una dimensione locale o internazionale, poco cambia. Il Panathlon è sicuramente un interlocoture privilegiato per affrontare il tema.

Si tratta infatti di una rete che, a livello mondiale (Panathlon International) lavora per fare dell’etica non un accessorio dello sport, ma la sua struttura portante. «Finalità del Panathlon è l’affermazione dell’ideale sportivo e dei suoi valori morali e culturali quale strumento di formazione ed elevazione della persona e di solidarietà tra gli uomini e i popoli», esordisce Stefano Giulieri, Vice Presidente Vicario di Panathlon International (PI), «Tra i temi sui quali stiamo lavorando attualmente c’è quello dei giovani, con una serie di progetti, tra cui la Charta Smeralda-One Ocean, con riferimento all’Agenda Olimpica 2020+5 del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) e all’attenzione alla tutela ambientale.

Canottaggio, © David Trinks / Unsplash

Come Panathlon International sensibilizziamo i vari club locali affinché siano promotori di eventi pubblici coinvolgendo circoli nautici e in particolare i giovani, per esempio per il recupero di plastiche e altri rifiuti nei laghi e fiumi. Agli enti nautici che partecipano a queste attività il Panathlon Club consegna una carta etica del PI e One Ocean», prosegue Giulieri, «Ci sono poi i progetti Erasmus, ossia il principale programma dell’Unione Europea che finanzia attività di istruzione, gioventù e sport in Europa e nel mondo, destinata principalmente alle università. Il PI è attivo in diversi di questi progetti collaborando con giovani panathleti e giovani universitari; e non da ultimo: la Commissione cultura sta organizzando un’importante conferenza che si terrà in giugno a Gand sul tema ‘Ruolo dell’Ue e del Consiglio d’Europa nello sport e l’integrazione del Panathlon International in questo movimento».

La struttura del PI prevede che al secondo livello dell’organizzazione ci siano i Distretti, che raggruppano tutti i club della loro nazione o regione. Il Distretto è diretto da un Consiglio Direttivo che è di supporto a tutti i club della sua giurisdizione. Il Consiglio è composto da panathleti provenienti dalle varie regioni del Distretto. In Svizzera ci sono rappresentanti di tutte le regioni linguistiche. Inoltre, «Il PI è organizzato in club ordinari (club Senior) e in club Junior, i cui soci hanno un’età tra i 18 e i 32 anni. Questi ultimi, che sono indipendenti in tutto, hanno comunque un club senior quale padrino, a cui possono chiedere aiuto e assistenza. Al raggiungimento dei trentatré anni, i soci junior passano automaticamente nel club senior, loro padrino», spiega Stefano Giulieri.

La diffusione dei principi panathletici tra i giovani avviene attraverso partnership strategiche con scuole, università e organizzazioni giovanili, per il tramite dei club locali. Questo permette al PI di integrare i propri valori nei programmi educativi, promuovendo l’etica nello sport sin dalla tenera età. A tal fine, nel 2004 è stata creata una targa etica che comprende ‘La Carta dei doveri del genitore nello sport’ e ‘La Carta dei  diritti del ragazzo nello sport’.

«Con occhio critico teniamo pure in considerazione quanto fanno le varie associazioni con cui abbiamo convenuto un memorandum d’intesa, a partire dal Comitato Olimpico Internazionale, dal quale siamo riconosciuti ufficialmente», spiega Giulieri.

Il Panathlon International è stato fondato a Venezia nel 1951. Lo scopo è l’affermazione dell’ideale sportivo e dei suoi valori morali e culturali, quale strumento di formazione ed elevazione della persona e di solidarietà tra gli uomini e i popoli. «Il motto di tutto il movimento panathletico mondiale è ‘Ludis iungit’, traducibile con ‘il gioco/lo sport unisce’», esordisce Ivan Degliesposti, neo-presidente del Panathlon Club Lugano, il primo Club al mondo fondato (nel 1954) al di fuori dei confini italiani. «I soci del nostro club, siano essi sportivi attivi, dirigenti sportivi, membri di associazioni o “pensionati sportivi”, si impegnano a veicolare – tramite il proprio impegno quotidiano – questo spirito, sottolineando alcuni valori essenziali quali la lealtà, l’etica, il fair play, l’inclusione», prosegue Degliesposti.

Il Club luganese interpreta e declina a livello locale la missione del movimento panathletico internazionale: «Il nostro territorio d’azione è tutto il Sottoceneri (mentre il resto del cantone è di competenza del Panathlon Club Sopraceneri), il contatto con la sede centrale e il Consiglio Direttivo di Panathlon International è costante. Vi sono inoltre regolari contatti anche con il Consiglio Direttivo del Distretto Svizzera-Liechtenstein.

Questi rapporti diretti permettono di rimanere sempre aggiornati sugli sviluppi del movimento panatheltico e di agire in stretta collaborazione e sincronia al fine divulgare uniformemente i nostri concetti», spiega Ivan Degliesposti, che si sofferma poi sulle sinergie istituzionali che si sviluppano con enti pubblici, federazioni e istituzioni scolastiche per consolidare la cultura del fair play. «Tra le iniziative previste dal nostro Club vi è l’assegnazione di un Premio Fair Play, un Premio al merito sportivo, come pure premi per gli studenti della Scuola per sportivi d’élite di Tenero e per i giovani talenti ticinesi.

Questi riconoscimenti ci permettono di mantenere contatti costanti con gli enti pubblici, le federazioni e le istituzioni scolastiche», prosegue Degliesposti, che a proposito dei principali progetti in corso volti alla promozione dell’inclusione, del rispetto e della responsabilità sociale attraverso lo sport, aggiunge: «Inoltre, ogni anno, in occasione della serata in diretta televisiva della premiazione del migliore sportivo o della migliore sportiva ticinese, il Panathlon Club Lugano attribuisce il Premio Etico a società o a sportivi che nel corso dell’anno o della propria carriera sportiva hanno dimostrato particolare attenzione e dedizione al rispetto e alla divulgazione di questo fondamentale valore.Al nostro interno abbiamo dei soci che rappresentano lo sport inclusivo e come Club abbiamo organizzato eventi specifici, sostenendo finanziariamente società di sport con disabilità. Manteniamo costantemente uno sguardo su queste discipline, pronti a dare il nostro apporto quando utile», sintetizza il presidente del club luganese, che fa sapere: «Nel 2019 è stato creato il progetto CinePanathlon per le scuole. Come Club siamo a disposizione delle direzioni scolastiche, principalmente di Scuola Media, per presentare, commentare e discutere con le classi alcuni film, chiaramente a carattere sportivo, ma che veicolano proprio quei valori precedentemente menzionati, e a noi cari. Sono film che raccontano nella maggior parte dei casi delle storie vere, molto coinvolgenti, a volte anche divertenti, ma che permettono una profonda riflessione ad esempio sul tema del rispetto, sulla forza di volontà, sull’integrazione, sull’etica ed il fair play. Abbiamo la fortuna di poter attingere ad una ricca produzione cinematografica di qualità per questo settore».Non da ultimo, in relazione alla targa etica isitituita dal Panathlon Internazionale nel 2004, «mettiamo a disposizione di società, associazioni, enti pubblici, infrastrutture sportive la Targa Etica del Panathlon Club.

Si tratta materialmente di una targa formato A3 sulla quale sono riportate la ‘Carta dei diritti del ragazzo nello sport’ e la ‘Carta dei doveri del genitore nello sport’. Questa targa può essere esposta ad esempio all’entrata di un impianto sportivo, per sottolineare e ricordare alcuni concetti fondamentali che i ragazzi e i genitori non dovrebbero mai dimenticare. Al momento vi sono una decina di queste targhe presenti nel Sottoceneri», spiega Degliesposti, al quale chiediamo quale sia il ruolo del Panathlon nel contesto sportivo cantonale e quali prospettive di sviluppo intravede per il futuro. «Prima ancora delle “prospettive di sviluppo”, desideriamo far conoscere meglio e diffusamente il nostro Club, le proprie finalità e le proprie iniziative, affinché i nostri valori possano diventare anche quelli di tanti altri sportivi o amanti dello sport, risultando così un positivo veicolo sociale. Con il nostro operato di club di servizio e con l’impegno quotidiano dei nostri soci, sia esso nei consessi societari in cui sono coinvolti come pure nella loro quotidianità, cerchiamo puntualmente di trasmettere ciò in cui crediamo sin dal 1954».

Dalla dimensione internazionale a quella locale, il messaggio è univoco: lo sport, se guidato da principi etici solidi, può essere una delle più potenti scuole di cittadinanza e umanità. E davvero, come recita il motto, può unire.

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