
Quando si parla di curling ai massimi livelli, il Team Schwaller è ormai una realtà affermata. Nel team maschile, con lo Skip Yannick Schwaller, Pablo Lachat Couchepin (Lead), Sven Michel (Second) e Benoît Schwarz-van Berkel (Fourth) condividono il ghiaccio, le responsabilità e una visione comune: quella di un gruppo nato dalla fiducia reciproca e cresciuto nel tempo, fino a guadagnarsi l’opportunità più ambita per ogni atleta: la qualificazione olimpica, ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Medaglia d’argento ai campionati mondiali 2025 di curling maschile, in Canada, sul ghiaccio di Moose Jaw, e medaglia d’argento ai Campionati Europei di Curling 2022 a Östersund, Svezia: sono gli ultimi e tra i più importanti risultati del team maschile svizzero, che hanno preceduto la qualificazione ai giochi olimpici invernali di quest’anno. «È l’obiettivo su cui lavoriamo da quattro anni. È stato il percorso più impegnativo della nostra carriera, fatto di sacrifici e di un lavoro costante per poter competere al livello più alto possibile. Raggiungere questa competizione è un grande onore e una responsabilità che sentiamo profondamente, esordisce Sven Michel, che prosegue: «Stiamo vivendo questi ultimi giorni prima dell’inizio dei Giochi con enorme emozione: sappiamo che saranno indimenticabili. Per me, lo sono ancora di più perché avrò la possibilità di condividere questa esperienza unica con Alina Pätz, la mia compagna, che fa parte del team femminile. Uno speciale mix di sport ed emozioni personali».
Alla vigilia dell’appuntamento più atteso per uno sportivo d’élite, qual è in senso lato la sfida più grande? «È una domanda classica, ma allo stesso tempo molto difficile», esordisce Pablo Lachat Couchepin, «Ora sappiamo di essere capaci di giocare bene, insieme. La sfida più grande, però, sarà riuscire ad esprimerci al massimo proprio quando tutto il mondo ci guarda: quindi speriamo di fare la prestazione “XL” nel momento “XL” della carriera di uno sportivo d’elite. Abbiamo formato questa équipe quattro anni fa, subito dopo l’ultima Olimpiade, con l’idea precisa di arrivare pronti a un appuntamento come questo. Oggi sentiamo di avere l’esperienza, la maturità e la consapevolezza necessarie per affrontarlo. Ci sentiamo pronti».

Praticando una disciplina sportiva che richiede grande precisione, una forte componente strategica e un autentico lavoro di squadra, la preparazione all’evento olimpico è strutturata in diverse fasi. «In questo momento», fa sapere Benoît Schwarz-van Berkel, «ci stiamo allenando su tutti gli aspetti legati alla comunicazione. Organizziamo sessioni in cui simuliamo tutte le fasi di una partita, perché il curling è un vero gioco di squadra e la comunicazione ha un ruolo fondamentale. A differenza di altre discipline, come può essere per esempio il pattinaggio artistico, che segue un programma prestabilito e l’atleta è chiamato ad eseguirlo nel migliore dei modi ma in maniera indipendente, nel nostro sport sono necessari continui scambi ultratecnici e ultraprecisi. Per quanto riguarda i carichi di lavoro, attualmente svolgiamo due sessioni giornaliere sul ghiaccio, ciascuna di un’ora e mezza, a cui si aggiunge l’allenamento individuale. In totale arriviamo a circa 5–6 ore di allenamento quotidiano. Inoltre, le competizioni a cui stiamo partecipando nel frattempo, fanno parte integrante della preparazione: quando gareggiamo, la competizione stessa diventa una forma di allenamento».

Il tempo è un elemento cruciale nel curling: dalla gestione dei secondi e del ritmo di gioco fino alla presa di decisioni. Valori che rimandano ad un altro fiore all’occhiello della Svizzera, l’orologeria. «Siamo orgogliosi di avere il supporto di un marchio orologiero di livello mondiale che rappresenta con forza l’eccellenza elvetica. Parlo di Omega, che dei Giochi Olimpici e Paralimpici sarà peraltro il cronometrista ufficiale», prosegue Benoît, «Il curling è un esempio perfetto di sport in cui tutto è legato al momento giusto: il gesto tecnico, la comunicazione tra i compagni di squadra, ogni singola fase dell’azione. Il tempismo è determinante. Omega incarna perfettamente questi valori. L’unione tra Omega e lo sport d’élite è quindi un abbinamento naturale, un match perfetto». Precisione, affidabilità e innovazione, valori fondamentali nell’orologeria, lo sono anche nel curling: «L’affidabilità è un valore che richiama fortemente lo sport di squadra: significa poter contare sugli altri in ogni momento, sapere che ciascun membro del team farà la propria parte con costanza e precisione. La precisione contraddistingue ogni minimo dettaglio nel nostro sport. L’innovazione, infine, è ciò che ci ha permesso di raggiungere determinati risultati. Dalla tecnica all’allenamento, fino alla comunicazione in campo, abbiamo sempre cercato nuovi approcci e soluzioni per migliorarci. È proprio questa ricerca continua di modi nuovi che ci ha spesso dato quel qualcosa in più. Credo che, in qualsiasi ambito, sia l’innovazione a fare davvero la differenza», conclude Benoît.
Un’attitudine che ha dato ricchi frutti. «Le tappe particolarmente significative – anche quando non è stato un successo – del percorso che il team ha fatto fino ad oggi sono due», nota Pablo, «I Campionati del Mondo di Sciaffusa 2024, dove eravamo arrivati con buone aspettative, ma poi non siamo riusciti nemmeno a qualificarci per i playoff: una delusione forte, che tuttavia ha avuto un valore decisivo per reindirizzare il corso. Dopo questo evento, infatti, abbiamo analizzato tutti gli aspetti per capire su quali lavorare per migliorare. Di segno opposto, la seconda tappa saliente in questo percorso come squadra arriva pochi mesi dopo, ai Campionati del Mondo in Canada, sempre nel 2024». Qui il Team Schwaller conquista la medaglia d’argento, sfiorando l’oro per pochissimo. «Questi due momenti — continua Pablo — ci hanno dimostrato che siamo forti e che possiamo davvero arrivare in cima».
Un percorso chiaro e crescente: prima la delusione, poi l’argento. Un’evoluzione che alimenta una speranza concreta: puntare all’oro agli imminenti Giochi in Italia. Gli ingredienti ci sono tutti, per un team che, in tre aspetti salienti, come spiega Sven: «È guidato innanzitutto dalla resilienza: siamo una squadra che non molla mai, capace di trasformare ogni errore in un’occasione di crescita. C’è poi la fiducia, profonda e condivisa, che permette di restare uniti anche nei momenti più difficili, continuando a credere nel percorso e nelle persone. Infine, il metodo: un lavoro paziente e meticoloso, costruito giorno dopo giorno, curando ogni dettaglio — dalla tecnica alla comunicazione, fino al confronto costante — perché è proprio lì, nei particolari, che nasce la forza di un grande team».
Sebbene non tutti siano concordi nell’attribuire alla Scozia l’invenzione del curling (dall’inglese to curl “far muovere a spirale”), certo è che furono gli scozzesi a formalizzarne le regole, secoli orsono.
Nel 1966, anche la Svizzera faceva parte della neo-costituita International Curling Federation, con Scozia, Canada, Stati Uniti, Norvegia e Francia. Federazione che, nel 1991 mutò il nome in World Curling Federation e accolse altri Paesi europei e dell’area Oceania-Asia.
Inserito tra le discipline olimpiche a partire dai Giochi invernali di Nagano 1998, il curling si gioca tra due squadre composte da 4 giocatori, che lanciano a turno le pietre (stone) a bersaglio, mentre il capitano (skip), o il suo vice nel suo turno di lancio, sosta nella house. Scopo del gioco è tirare una o più pietre il più vicino possibile al centro del bersaglio, il tee, che ha la stessa funzione del pallino delle bocce. La partita prevede 10 mani (ends), in ognuna delle quali i giocatori lanciano, alternativamente con la squadra avversaria, due pietre ciascuno. Al termine di ogni tempo s’inverte la direzione di lancio.
La somma dei punteggi dei tempi determina il risultato della partita.
Lo skip dirige la squadra e determina la strategia di gioco; quando è il turno della propria squadra, sceglie uno dei propri giocatori affinché agisca in sua vece; in genere, lo skip si riserva l’ultimo tiro. Nella rotazione, il lead (primo giocatore) tira per primo; il vice-capitano, che coadiuva lo skip nella strategia, per terzo. Due giocatori spazzano il ghiaccio con le scope (sweeping), cercando di modificare la traiettoria e la velocità della pietra. Solo gli skip possono stare dentro la house. Lo skip della squadra che sta tirando ha la scelta del piazzamento, che non può essere impedito dallo skip avversario. I giocatori, eccetto lo skip e il suo vice, devono sostare lungo i lati del campo, entro la hog line, tranne ovviamente quando devono spazzare o tirare.
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