TM    Ottobre 2024

Il tempo è ‘social’

Grandi o piccoli, storici o giovani, la maggior parte dei marchi orologieri cede alle lusinghe delle piattaforme social. Il successo degli eventi fisici dedicati ai segnatempo conferma, tuttavia, l’importanza di un’interazione reale. Per i collezionisti, gli appassionati, i neofiti e gli stessi Brand. Lo conferma Jean-Christophe Babin, Ceo di Bvlgari Group e neo-presidente dei Geneva Watch Days.

di Simona Manzione

Responsabile editoriale Ticino Management Donna

Illustrazione Geneva Watch Days

Neppure un settore tradizionale come l’orologeria di alta gamma è rimasto semplicemente a guardare. Al contrario, si è messo in gioco e in vista ben oltre i confini delle vetrine delle sue lussuose boutique. I social media hanno cambiato il modo in cui i brand si presentano al pubblico, con un impatto che abbraccia tutte le fasce di mercato, dai modelli più esclusivi alle proposte entry level. Anche sul fronte delle vendite, l’online non è più un tabù per i marchi, sia i grandi sia i piccoli, ma un’occasione per andare incontro ai mutati comportamenti dei consumatori, all’interesse verso l’orologeria da parte di nuovi segmenti di pubblico – in primis, i giovani, sempre più attenti alle novità del settore – e per esplorare le potenzialità di mercati diversi.

Insomma (anche) l’industria dell’orologeria, storicamente legata alla tradizione e all’eleganza affascinante e rassicurante dei negozi fisici, sta vivendo una rivoluzione epocale. Nonostante ciò, quando si parla di orologi la ‘fisicità’ per i più resta irrinunciabile. Sicuramente per l’esperienza d’acquisto nelle boutique, ma in parallelo anche per quanto concerne i momenti di aggregazione di una moltitudine che per gli orologi si prende il tempo!

Lo ha dimostrato, la scorsa primavera, l’evento ginevrino Watches&Wonders, e lo hanno confermato a fine agosto i Geneva Watch Days, alla quinta edizione. Di eventi e di orologi abbiamo parlato con Jean-Christophe Babin, Ceo di Bvlgari Group e, da qualche giorno, presidente dei Geneva Watch Days.

Jean-Christophe Babin
Jean-Christophe Babin, Ceo di Bvlgari Group.

Signor Babin, congratulazioni per la sua recente nomina. Nuovo presidente dei Geneva Watch Days. Alla cui nascita aveva dato un personale impulso. Perché questo evento e come si inserisce nel panorama degli eventi orologieri in Svizzera?
La prima edizione dei Geneva Watch Days si è tenuta nel 2020, nel bel mezzo della pandemia, quando le tradizionali fiere orologiere di primavera erano state tutte cancellate. Pur evitando di riunirci fisicamente, non volevamo abbandonare, per ventiquattro mesi, la promozione della nostra creatività orologiera. Al contrario, dovevamo lanciare un segnale forte: il Covid non ci avrebbe fermato! Da qui l’idea un po’ azzardata di un evento decentralizzato e ‘phygital’ durante il quale ogni marchio avrebbe potuto lanciare i suoi nuovi prodotti nel proprio showroom, ma condividere una sede comune e servizi per eventi e prenotazioni di hotel e appuntamenti, nel rispetto delle norme sanitarie. Ho quindi chiamato alcuni amici per testare l’idea: Georges Kern (Ceo di Breitling) e Patrick Pruniaux (Ceo di Girard-Perregaux & Ulysse Nardin) sono subito ‘saliti a bordo’. Così è nato l’unico raduno multimarca dell’anno. All’epoca i marchi erano dieci, ne sono seguiti altri, e un po’ alla volta l’evento si è istituzionalizzato…

… Tanto che all’edizione 2024 hanno partecipato oltre cinquanta nomi. Qual è il valore per i marchi di un evento ‘fisico’ oggi e di questo evento in particolare?
In effetti, il numero degli espositori è arrivato a cinquantadue. Questo dimostra la rilevanza del format: decentrato, autogestito, aperto al pubblico e ai collezionisti, un’organizzazione leggera che evita la complessità e ha livelli di contribuzione accessibili, anche per i piccoli marchi. Tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, si svolge puntualmente in un clima festoso e informale, con il Jet d’eau a far da sfondo. Ognuno può esprimere il proprio Dna in uno spazio personalizzato – hotel o boutique – approfittando del Padiglione per presentare i propri prodotti al pubblico durante il giorno e incontrarsi con gli altri la sera. Quest’anno è stato aggiunto un nuovo spazio dedicato alle conferenze e ai forum di discussione, sempre nel cuore di Ginevra, alla Rotonde du Mont-Blanc.

I Geneva Watch Days collaborano con la Fondation de la Haute Horlogerie e il Grand Prix d’Horlogerie de Genève. Qual è il valore dei Geneva Watch Days nella diffusione della tradizione e della cultura orologiera in patria e all’estero?
In Svizzera, quest’anno abbiamo accolto 13.800 visitatori al Padiglione, dagli appassionati di orologi ai neofiti. Con un accesso sempre gratuito per tutta la durata dell’evento. Sono stati esposti più di cento orologi e sono state organizzate visite guidate. Altre attività hanno contribuito a far conoscere l’orologeria, tra cui dimostrazioni di abilità e mestieri. All’estero, a fare da cassa di risonanza al Salone hanno provveduto i seicentocinquanta professionisti dei media presenti, garantendo ai marchi partecipanti un’esposizione internazionale.

Che progetti ha per il futuro dell’evento?
Negli ultimi due anni siamo stati molto attivi con i collezionisti, offrendo loro programmi speciali. Quest’anno abbiamo accolto oltre quattrocento collezionisti. Mi piacerebbe continuare su questa strada, perché è vantaggiosa sia per i marchi partecipanti sia per la diffusione della cultura orologiera.

Geneva Watch Days, persone illustrazione

Geneva Watch Days, persone

Quale tipo di orologio esprime la sua personalità?
Senza dubbio l’Octo Finissimo di Bvlgari, perché unisce un design ultracontemporaneo a una prodezza tecnica che lo rende un orologio elegante e contemporaneo. Sa anche essere discreto, perché solo l’occhio esperto può distinguere un orologio a 3 lancette da 16.500 franchi da una ripetizione minuti da 150mila franchi. L’eleganza è sempre stata l’ossessione di Bvlgari nella gioielleria, e volevamo offrirla anche agli uomini attraverso una collezione di orologi ultramoderni ed extrapiatti, il che significava reinventare il movimento per ottenere una tale finezza. Ho lanciato la collezione poco dopo il mio ingresso in Bvlgari, per combinare il meglio dei due mondi: essere al passo con i tempi ma rompere i codici, sempre nel massimo rispetto dell’arte orologiera. In occasione dei Geneva Watch Days di quest’anno, abbiamo lanciato diversi nuovi modelli di questa collezione, tra cui l’Octo Roma Grande Sonnerie e il Carillon Tourbillon. La combinazione di design d’avanguardia e complicazioni orologiere tradizionali è il futuro dell’orologeria. Ecco perché i Geneva Watch Days sono più importanti che mai. Non è una fiera, è un incontro informale, dinamico ma unificante, dedicato a perpetuare l’alta orologeria in modalità cool.

Come sta andando l’industria orologiera? Quali sono le prospettive?
Quest’anno stiamo assistendo a un rallentamento della crescita. Ma si tratta di un calo delle esportazioni di orologi svizzeri dell’1,4% rispetto al 2023, che è stato un anno record, caratterizzato da un’impennata anomala dei consumi post-Covid. Il settore ha dato prova di resilienza in passato e dimostrerà di averne ancora molta in futuro. È tuttavia chiaro che il futuro non è lastricato di buone intenzioni, ma di iniziative coraggiose, innovative e creative.

I Geneva Watch Days sono l’incarnazione di un lusso agile, che rimette i clienti al centro dell’evento, ed è anche collegiale e rilassato, quindi il Gwd è un riflesso dei nostri tempi.

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