
Esattamente sessanta anni fa, l’Europa viveva nel pieno di un’epoca irripetibile, fatta di benessere economico e di entusiasmo e l’Italia ne era il fulcro, con il suo stile di vita ma anche con la sua produzione industriale in cui tutto ciò si traduceva.
La Fiat era uno dei più grandi costruttori mondiali e poteva permettersi di essere presente in tutti i segmenti, dalle utilitarie fino alle ammiraglie, passando per le auto sportive: la 124 Sport Spider fu l’esempio perfetto di come si poteva rispondere alla voglia del pubblico di divertirsi al volante, partendo dalla base di una normale berlina da famiglia, con cui condivideva la semplice meccanica e il pianale, opportunamente accorciato come anche nel caso dell’Alfa Romeo Duetto, la sua rivale di sempre.
La linea era un bellissimo esempio di eleganza, quasi leggiadra, opera del giovane designer americano Tom Tjaarda che all’epoca lavorava per Pininfarina e che rimase a lungo in Italia disegnando anche la mitica De Tomaso Pantera.
Alcuni particolari, come la bella strumentazione sportiva identica alla Dino, ne impreziosivano l’immagine a discapito della motorizzazione di lancio di soli 1400cc, perciò poco incline all’uso sportivo, che venne però sostituita tre anni dopo dalla versione 1600cc con doppio carburatore e due belle “gobbe” sul cofano, versione che rimase a mio avviso una delle più riuscite. Fu proprio un esemplare così, bianca con interni neri, scovata in un garage di Milano, con già quindici anni di strada sulle spalle, che mi fece perdere la testa e mi convinse, per averla a dare in permuta la Golf, regalo dei miei genitori. Ricordo ancora lo sconcerto di mio padre quando tornai a casa annunciando l’acquisto, ma ricordo anche i tanti giorni felici che quella vecchia 124 Spider mi seppe regalare.
Le note vicende relative alla crisi energetica dei primi anni Settanta mortificarono temporaneamente le ambizioni di sviluppo del modello di serie, ma la bella scoperta torinese dimostrò di avere ancora molto potenziale da esprimere dando vita al progetto della leggendaria 124 Abarth, cattivissima versione sportiva che veniva venduta solo in tre colori, rigorosamente con i cofani neri opachi antiriflesso, e che diede inizio all’epoca d’oro delle vittorie Fiat e Lancia nei rally internazionali.
Il successo commerciale fu grande anche nel mercato americano, per il quale fu preparata un’apposita versione, e che diede l’impulso all’ultima serie, costruita negli stabilimenti Pininfarina e venduta nei primi anni Ottanta anche nel vecchio continente con la denominazione Spidereuropa. Il canto del cigno fu la raffinata versione Volumex, oggi molto ambita dai collezionisti, con i suoi bellissimi colori metallizzati, gli interni in pelle e il motore da 2 litri con compressore volumetrico che tornava ad avere prestazioni di assoluto rilievo con i suoi 136 Cv e che uscì di produzione definitivamente nel 1985. Ma la storia non finì e ci piace ricordare che, nel 2016, la Fiat, guidata in quel momento da Sergio Marchionne, lanciò la nuova 124 Spider, basata sul pianale della Mazda Miata, nell’ambito del progetto che diede vita a una serie di nuovi modelli del Gruppo Fca.
La macchina era piacevole e richiamava lo stile della sua antenata, anche in versione Abarth, ma non riuscì a rinverdire i fasti di quell’epoca irripetibile in cui l’idea di una semplice gita al mare con i capelli al vento era il sogno di ognuno di noi, appassionati automobilisti.
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