
Era una bella giornata d’ottobre di tanti anni fa quando andai a ritirare la mia Bmw 320i, comprata di seconda mano. Il precedente proprietario era un mio parente, generale dell’aereonautica in pensione, che l’aveva tenuta con molta cura. Modello due porte, colore metallizzato, pochi optional, il bellissimo cruscotto con l’illuminazione arancione, ma soprattutto quello straordinario motore 6 cilindri in linea con la sua erogazione potente e progressiva e un sound davvero appagante. Nel rientrare a casa ebbi la netta sensazione di essere al volante della mia prima auto da adulto che, sul podio ideale di un ventenne, era al secondo posto, davanti alla Golf Gti e dietro solo alla Porsche 911, di cui avremo occasione di parlare in futuro.
Bmw serie 3. Quando fu presentata, mezzo secolo fa, si capì subito la grande portata della novità. Il design fu affidato a un vero e proprio artista francese, Paul Bracq, padre della Mercedes SL Pagoda, che realizzò un piccolo capolavoro dalle linee tese, con un frontale aggressivo ed elegante caratterizzato da quattro fari accoppiati, che divenne una cifra di stile negli anni a venire per la casa tedesca. Gli interni, con un cockpit che per la prima volta era disegnato e raccolto intorno al pilota, erano così curati da rendere irriconoscibili quelli del modello precedente. La meccanica profondamente rivista e aggiornata con un telaio di nuova concezione e motori da 1600cc a 2000cc.
Quando fu presentata, mezzo secolo fa, si capì subito la grande portata della novità. Il design fu affidato a un vero e proprio artista francese, Paul Bracq, padre della Mercedes SL Pagoda, che realizzò un piccolo capolavoro dalle linee tese, con un frontale aggressivo ed elegante caratterizzato da quattro fari accoppiati, che divenne una cifra di stile negli anni a venire per la casa tedesca.
Disponibile solo in versione 2 porte fino al 1983, rappresentava un nuovo concetto di berlina moderna e dinamica che in poco tempo diventò l’oggetto del desiderio per la clientela giovane e sportiva, soprattutto a partire dal 1977 quando arrivò la raffinata motorizzazione 6 cilindri a iniezione, declinata anche in cilindrata 2300cc, la mitica 323i. La si notava spesso con cerchi in lega e colori metallizzati molto eleganti di cui forse il più bello era il così detto “canna di fucile”. La guidabilità, grintosa, divertente e confortevole, diventava problematica solo in caso di asfalto bagnato a causa di un sistema di sospensioni non sempre all’altezza della situazione. La sua immagine fu ulteriormente rafforzata dai successi sportivi della versione da corsa caratterizzata da vistose appendici aereodinamiche e dalla livrea bianca con fregi azzurri, blu e arancio che diventarono la bandiera del reparto Motorsport.
A quella prima serie, di cui furono prodotti oltre 1 milione di esemplari, ne seguirono numerose altre, con evoluzioni importanti, come la carrozzeria 4 porte, il modello break, e l’introduzione della velocissima M3 che ha fatto sognare generazioni di appassionati. Questa linea di successo obbligò la concorrenza a correre ai ripari, creando un vero e proprio segmento che negli anni successivi si popolò di numerosi modelli come Audi A4, Mercedes Classe C, Alfa Romeo 155 e 156. Ma la Bmw Serie 3 prima serie è rimasta viva nella memoria dell’automobilista sportivo e non solo, come una vera pietra miliare.
Oggi, quando mi capita di rivederne una e di ammirarne i particolari, con quel “muso” così riuscito, capisco perché me ne innamorai, in quella bella giornata d’ottobre di tanti anni fa.
© Riproduzione riservata
