TM    Aprile 2026

Tra shock e metamorfosi

Le dinamiche dei mercati energetici in passato sono state spesso il motore di profondi cambiamenti delle società avanzate, potrebbe essere anche questo il caso? Un’analisi di Matteo Ramenghi, Cio di Ubs Wealth Management Italia.

Matteo Ramenghi

di Matteo Ramenghi

Cio di Ubs Wealth Management Italia

La guerra in Iran ha reso estremamente volatile il petrolio che oscilla tra le molte dichiarazioni e notizie riguardo le infrastrutture energetiche e il transito di petroliere. Il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz e la presenza di infrastrutture critiche, come quelle sull’isola di Kharg, in alcuni casi già danneggiate, manterranno elevata la volatilità dei prezzi energetici finché continueranno le ostilità. Guardando in prospettiva la situazione attuale, le crisi energetiche sono sempre state catalizzatori di cambiamenti. Ogni shock ha generato risposte diverse: da politiche monetarie espansive a restrittive, da accelerazioni della transizione Green a temporanei ritorni al carbone, fino a misure sociali straordinarie.

Nel 1973 l’embargo petrolifero dell’Opec, risposta al sostegno occidentale a Israele, fece quadruplicare il prezzo del petrolio, portando alla stagflazione e a misure come le domeniche a piedi in Italia e il limite di velocità in Germania. Le Banche Centrali, da accomodanti finirono per alzare i tassi per domare l’inflazione.

In seguito alla rivoluzione iraniana e alla guerra Iran-Iraq (1979-80) ci fu una nuova crisi petrolifera, con un raddoppio dei prezzi e nuove ondate di inflazione e recessione. In molti Paesi si verificarono razionamenti, spingendo la ricerca di fonti alternative e politiche di risparmio energetico che sono rimaste.

Più di recente, tra il 2006 e il 2009, le dispute tra Russia e Ucraina e il boom delle materie prime portarono il petrolio a 147 dollari e causarono interruzioni delle forniture di gas verso l’Europa, lasciando diversi Paesi a secco in pieno inverno.

Questi episodi hanno accelerato la diversificazione di fonti e rotte, mettendo in luce già allora la vulnerabilità della dipendenza dal gas russo. La Bce rispose nel luglio 2008 alzando i tassi dal 4 al 4,25% per contrastare l’inflazione energetica, ma la tempistica si rivelò sfortunata e l’istituto dovette rapidamente invertire la rotta dopo il fallimento di Lehman Brothers.

Anche i disastri nucleari hanno contribuito a modificare le politiche energetiche. In seguito a Chernobyl nel 1986, l’Italia decise di chiudere le centrali, mentre la Germania e altri Paesi introdussero limiti alla costruzione di nuovi reattori.

Nel 1973 l’embargo petrolifero dell’Opec, risposta al sostegno occidentale a Israele, fece quadruplicare il prezzo del petrolio, portando alla stagflazione e a misure come le domeniche a piedi in Italia e il limite di velocità in autostrada in Germania

L’incidente di Fukushima, nel 2011, spinse la Germania ad accelerare l’uscita dal nucleare, con effetti sul mix energetico europeo e sulla sicurezza degli approvvigionamenti, aumentando la dipendenza sia dalle rinnovabili sia dalle fossili, come si è reso evidente un decennio più tardi. Infatti, l’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022, ha innescato un nuovo shock, con prezzi del gas a livelli record e razionamenti. In un contesto di tassi in aumento, la domanda di elettricità industriale in Europa è scesa di oltre il 3% per due anni consecutivi, ai minimi dal 2010, portando anche alla chiusura di impianti energivori (chimica, acciaio, carta, fertilizzanti).

Per garantire la sicurezza energetica, la Germania ha aumentato l’uso del carbone (dal 24 al 34% della produzione elettrica), la fonte più inquinante. Dal 2022, l’Unione europea ha diversificato le forniture, aumentando l’import da Stati Uniti, Medio Oriente e Norvegia. Il gas resta molto importante per l’Europa, che lo utilizza per produrre il 20–22% dell’elettricità.

A medio termine è possibile che questa situazione favorisca un nuovo slancio verso l’elettrificazione e la riduzione della dipendenza dai fossili, con maggiori investimenti in rinnovabili, nucleare (spingendo i Paesi che l’hanno abbandonato a riconsiderare la propria posizione) e nelle reti. Questa tendenza all’elettrificazione, del resto, è già in atto per via dello sviluppo dell’Ai e della mobilità elettrica. Inoltre, una delle lezioni dal passato è che, messi alle strette, i Governi danno precedenza alla sicurezza energetica rispetto alle politiche ambientali. Il clima mite viene in aiuto dell’Europa, ma le riserve di gas sono circa al 30% e non si può escludere un cambiamento temporaneo del mix energetico verso fonti poco pulite.

A breve termine, l’inflazione e le dichiarazioni delle Banche Centrali restano osservate speciali per i mercati. Nonostante il complesso contesto geopolitico, le borse si trovano su valutazioni elevate, giustificate dalle attese di una buona dinamica degli utili e di tassi d’interesse stabili nelle principali economie avanzate e in calo negli Stati Uniti. Se l’aumento dei prezzi di gas e petrolio dovesse indurre le Banche Centrali ad attuare politiche più restrittive, verrebbe meno uno degli assunti alla base delle attuali valutazioni.

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