Dopo anni di presenza latente sul mercato, la rendita vitalizia sta guadagnando rapidamente quota. La ripresa di interesse verso questo prodotto è determinata soprattutto dalla recente revisione della legge federale di riferimento, che introduce ulteriori agevolazioni fiscali. Non è la soluzione che risolve forzatamente tutti i problemi, ma va comunque considerata come una possibile misura supplementare.
Come spiegare una rendita vitalizia in modo semplice? Un primo adagio da valutare è che si tratti della cosiddetta previdenza libera del terzo pilastro. È un prodotto assicurativo che permette di erogare, vita natural durante, una rendita a cadenza regolare dietro pagamento di un premio unico o periodico. Si può decidere di erogare la rendita immediatamente o posticiparla a un momento successivo; la si può stipulare su una testa o due teste; si può prevedere un capitale di decesso residuo a favore degli eredi o prediligere un importo di rendita maggiore e rinunciare a un capitale di decesso. Come si può intuire da queste caratteristiche, la versatilità della rendita vitalizia è importante e permette costruzioni interessanti, che diventano ancora più diversificate e approfondite se inserite in una vera e propria pianificazione finanziaria.
Dal 1 gennaio 2025 si è passati da un’imposizione del 40% delle rendite erogate (imposta sul reddito) a un’imposizione più leggera e adeguata che tiene conto del valore previdenziale di questa soluzione. Senza entrare nel dettaglio, la componente garantita della rendita è tassata in funzione del tasso di interesse tecnico vigente al momento della stipulazione, mentre le eccedenze sono sempre tassate al 70%. Di anno in anno vengono fissati i relativi parametri: per il 2025 ci si baserà su un’imposizione della parte garantita al 4%.
Ma quali sono i fattori che determinano questo largo interesse per la rendita vitalizia? In pole position, certamente l’imposizione fiscale. A titolo di paragone, si consideri che una rendita di vecchiaia dalla cassa pensione è imposta come reddito al 100%.
Naturalmente vi sono ulteriori fattori di interesse. Se stipulata su due teste (per esempio tra marito e moglie, ma anche in caso di concubinato) questo prodotto assicura la continuazione del medesimo importo di rendita sul superstite. Questo rappresenta un grosso vantaggio rispetto a una rendita di Cassa pensione in caso di decesso: di regola al coniuge superstite viene garantita una rendita decurtata di circa il 40%.
In questo senso, oltre che un elemento di regolazione e protezione per il coniuge superstite, la rendita può anche essere proiettata nell’ambito della pianificazione successoria. La sicurezza data dalla prestazione vitalizia (versamento garantito contrattualmente, indipendentemente dalle performance di mercato), elemento che la caratterizza e che è molto apprezzato da chi la sceglie, evidentemente va a incidere sulla sua performance. Ma sia chiaro: per la scelta di questo prodotto è opportuno valutare l’importo al netto delle imposte. Insomma, conta sostanzialmente solo quanto rimane in tasca dopo aver pagato le imposte e non prima!
Sovente la rendita vitalizia, oltre che risolvere la protezione del coniuge superstite e ottimizzare la dimensione successoria, presenta cifre ragguardevoli e interessanti anche dal profilo della performance, al netto delle imposte.
Se si parla di sicurezza nella previdenza vitalizia, è anche per sottolineare che il capitale presente nella polizza costituisce il cosiddetto patrimonio vincolato: la compagnia assicurativa è obbligata legalmente ad accantonare l’equivalente del valore della polizza da destinare in ogni caso, anche nel caso estremo di fallimento, al cliente.
Dal 1 gennaio 2025 si è passati da un’imposizione del 40% delle rendite a un’imposizione più leggera e adeguata che tiene conto del valore previdenziale di questa soluzione. La componente garantita della rendita è tassata in funzione del tasso di interesse tecnico vigente al momento della stipulazion
Nell’ambito di una pianificazione finanziaria è noto sia necessario proporre una riflessione globale, occupandosi di tutto il patrimonio, di tutte le entrate e di tutte le uscite del cliente. In tal senso la rendita vitalizia sarà per esempio affiancata da investimenti finanziari o altri prodotti assicurativi, che consentiranno di gestire ulteriori e successive tappe del pensionamento, giacché la diversificazione è sempre una soluzione da adottare.
Agire nel presente o posticipare la scelta dipende dalla singola situazione finanziaria. Finanziare la polizza attraverso premi periodici (per esempio se i mezzi sono insufficienti per un premio unico) permette di non rinunciare a questa prestazione.
Infine, ulteriore aspetto da non sottovalutare, la scelta di una rendita vitalizia consente di rendere ancora reversibile la scelta tra rendita e/o capitale della cassa pensione: ciò significa che se l’assicurato al momento del pensionamento adotta la formula della prestazione vecchiaia al 100% in capitale, più tardi potrà ancora trasformare parte di esso (o la parte residua) in una rendita attraverso l’adozione di una rendita vitalizia.
Parlando di rendita vitalizia, vanno dunque sottolineate le sue implicazioni fiscali, previdenziali, di protezione del coniuge e di pianificazione successoria. La complessità e la completezza di questo prodotto implicano forzatamente tutte queste dimensioni che, per essere risolte al meglio, andrebbero considerate in una pianificazione finanziaria e pensionistica globale. Tuttavia, l’aspetto fondamentale della rendita vitalizia è la presenza di basso rischio che contribuisce a preservare nel tempo il proprio patrimonio.
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