
La crescente disparità di patrimonio globale è diventata un tema centrale nel dibattito fiscale internazionale. Studi economici mostrano che gli attuali sistemi fiscali favoriscono questo sviluppo, consentendo ai miliardari di ridurre il proprio carico fiscale tramite “capital gain deferral” o strutture holding complesse.
Per affrontare questo problema, l’economista francese Gabriel Zucman propone un’imposta minima globale del 2% sul patrimonio netto dei miliardari. Dopo l’introduzione dell’imposta minima globale per le multinazionali, una tassa coordinata a livello internazionale non sembra più impossibile, rendendo ancora più rilevante valutare se l’imposta di Zucman sia compatibile con la Costituzione federale svizzera.
A livello costituzionale, centrale è l’art. 127 cpv. 2 CF., che contiene i principi dell’imposizione fiscale, ovvero i principi della generalità, dell’uniformità e dell’imposizione secondo la capacità economica. Questo contributo esamina in particolare la compatibilità con il principio della generalità. Quest’ultimo richiede che le imposte siano distribuite il più possibile su tutta la popolazione e non solo su una minoranza con grande capacità economica. L’imposta proposta da Zucman, che in Svizzera riguarderebbe solo circa 150 miliardari (0,009% della popolazione), a priori sembra essere difficilmente compatibile con questo principio.
Tuttavia, il Tribunale federale ammette eccezioni al principio della generalità quando colmano una lacuna sistematica nel sistema fiscale e risultano quindi oggettivamente giustificabili. Qui si inserisce l’argomentazione di Zucman: l’imposta minima mira a correggere la sottotassazione strutturale dei miliardari, dovuta alle strategie menzionate in precedenza, e potrebbe quindi essere giustificata secondo questa giurisprudenza.
Resta però incerto se questa sottotassazione, osservata da Zucman negli Stati Uniti, in Francia e nei Paesi Bassi, sia riscontrata anche in Svizzera. Uno studio modello della Dr.ssa Isabel Martinez (2024) suggerisce piuttosto che la tassa patrimoniale svizzera agisca già come un’imposizione minima per i miliardari svizzeri, in quanto include anche la tassazione di guadagni di capitale non realizzati. Da questo punto di vista, in Svizzera potrebbe quindi non esistere una sottotassazione comparabile a quella descritta da Zucman, e quindi nessuna lacuna da risolvere con la sua imposta globale.
Da un lato vi sono validi argomenti internazionali a favore di un’imposta minima globale per miliardari per affrontare gli squilibri fiscali strutturali; dall’altro, non è chiaro se tali argomenti si possano applicare anche alla Svizzera, dove la tassa patrimoniale potrebbe già garantire un’imposizione minima sufficiente, almeno per i miliardari svizzeri.
Occorre però considerare che lo studio di Martinez si basa su dati teorici, non sugli effettivi prelievi fiscali di miliardari, e riguarda unicamente miliardari svizzeri. I cittadini stranieri, che rappresentano circa tre quarti dei miliardari residenti in Svizzera, possono infatti beneficiare dell’imposizione secondo il dispendio a livello federale (art. 14 Lifd), così in alcuni cantoni non vengono tassati in base alla loro effettiva capacità economica, ma in base al costo della vita, ottenendo un privilegio fiscale che potrebbe costituire una lacuna strutturale.
In conclusione, emerge un’immagine ambivalente riguardo alla compatibilità dell’imposta minima globale per miliardari proposta da Zucman con il principio della generalità: da un lato vi sono validi argomenti internazionali a favore di questa imposta per affrontare gli squilibri fiscali strutturali; dall’altro, non è chiaro se tali argomenti si possano applicare anche alla Svizzera, dove la tassa patrimoniale potrebbe già garantire un’imposizione minima sufficiente, almeno per i miliardari svizzeri.
La presente analisi evidenzia un problema più generale: la mancanza di dati sulla tassazione effettiva dei miliardari. Senza una base empirica solida non è possibile stabilire se in Svizzera esista effettivamente una sottotassazione di miliardari. Tali dati sono essenziali sia per una valutazione costituzionale dell’imposta Zucman, ma anche per la formazione dell’opinione politica della popolazione riguardo alle questioni fiscali relative ai miliardari.
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