
Nello scorso numero, proprio in queste pagine, ho avuto modo di spiegare perché trovo interessante, per le imprese svizzere, collaborare con imprese spagnole per accedere al mercato messicano. Questa volta, invece, ho scelto di intraprendere un’avventura simile ma con riferimento a uno dei continenti forse più interessanti – e probabilmente anche dei meno conosciuti – nell’ottica dello sviluppo mondiale futuro (un argomento, quest’ultimo, su cui in realtà ci sarebbe da scrivere un libro in più tomi!).
Personalmente ho avuto un’esperienza professionale, nel corso di oltre dieci anni, in un Paese che mi ha sempre affascinato, sia per la sua storia, sia per la sua gente, oltre che naturalmente per le opportunità d’affari che si prospettavano: l’Etiopia. Ho anche avuto modo di lavorare con e/o in Paesi quali il Marocco, la Tunisia e l’Egitto, mentre dichiaro qui apertamente una mancanza di esperienza nei Paesi dell’Africa Occidentale, del Centro Africa e del Sud Africa.
Ma l’esperienza maturata in questi anni mi ha portato ad una solida certezza: non ha molto senso parlare in generale di Africa, nonostante sia un tema oggetto molto spesso di conferenze, libri ed altre attività (le conferenze, solo in Europa e solo nel 2024, sono state oltre cinquanta). In effetti, ogni Paese del continente ha le proprie caratteristiche, storiche, culturali, politiche, economiche. Anche lo stereotipo del ‘Continente Nero’ è una semplice generalizzazione (basta ascoltare gli etiopi di Addis Abeba o la gente Amhara, per sentire che caratterizzano i loro connazionali del sud come ‘negri’).
Tutto ciò premesso, questa volta ho pensato di descrivere, sommariamente, la batteria di strumenti che offre la Spagna per le imprese spagnole che hanno interesse a realizzare investimenti o fare affari in ‘Africa’ (che sostanzialmente sono gli stessi per altri Paesi in via di sviluppo) ed analizzare come questi strumenti possono essere anche condivisi con imprese svizzere in una situazione di ‘joint venture’ (Jv) con imprese spagnole.
In generale esiste uno strumento focalizzato sul continente africano: denominato ‘Plan África’: si tratta della strategia con cui la Spagna coordina la propria politica verso il continente africano, con l’obiettivo di rafforzare relazioni politiche, economiche e culturali di lungo periodo. Nato nei primi anni 2000 e oggi giunto alla sua terza edizione (III Plan África), il piano è promosso e diretto dal Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e della Cooperazione, con il contributo di altri ministeri e attori pubblici e privati. Il piano mira a posizionare la Spagna come partner di riferimento per i Paesi africani, promuovendo “cooperazione allo sviluppo, investimenti, commercio, sicurezza e diplomazia culturale”. Gli obiettivi principali includono: favorire la crescita economica e infrastrutturale del continente; sostenere la stabilità politica e la gestione delle migrazioni; incoraggiare l’internazionalizzazione delle imprese spagnole; promuovere scambi culturali e scientifici.
Il ‘Plan África’ funge da linea guida operativa per l’azione esterna spagnola, coordinando strumenti finanziari, coperture all’export, fondi per investimenti e programmi di cooperazione. Offre anche un quadro di riferimento per la partecipazione spagnola a iniziative europee e multilaterali e facilita la creazione di partenariati pubblico-privati nei settori strategici (energia, infrastrutture, salute, digitalizzazione, formazione). In sintesi, rappresenta la piattaforma attraverso cui Madrid rafforza il proprio ruolo nel futuro africano, contribuendo allo sviluppo del continente e, allo stesso tempo, promuovendo i propri interessi economici e geopolitici.
Per quanto riguarda gli strumenti finanziari più importanti per iniziative economiche in Africa (ma non solo), il più rilevante è il Fiem (Fondo per la Internazionalizzazione della Impresa). Strumento-chiave del Ministero dell’Economia per finanziare export e investimenti con “interesse spagnolo”, la norma non fissa una quota minima rigida di contenuto spagnolo, ma richiede che sia “significativa”. In pratica, possono essere finanziati sia crediti al compratore per clientela africana, sia progetti d’investimento dove ci sia fornitura o partecipazione spagnola. In una Jv svizzero‑spagnola, l’asse finanziabile è quello collegato al contributo spagnolo (fornitura, Epc, servizi, equity), mentre la società locale o il buyer africano possono essere il soggetto debitore.
Un’altra istituzione pubblica chiave è il Cesce, (corrispondente alle Eca-Export Credit Agencies). Sulle operazioni coperte per conto dello Stato, il Cesce assicura rischi commerciali e politici collegati all’export, confermando regole di contenuto nazionale: tipicamente almeno il 30% in Paesi a rischio medio-basso e il 40% in Paesi più rischiosi, con flessibilità per operazioni “verdi” e Pmi; se la componente non spagnola (per esempio svizzera) è elevata, il Cesce struttura co-coperture con altre Eca (per esempio il nostro Serv) o con multilaterali. Per gli Ide copre anche i rischi politici della partecipazione all’estero della società spagnola. Questo rende tecnicamente eleggibili Jv Svizzera-Spagna, a condizione che la gamba spagnola soddisfi i requisiti di “interesse spagnolo/contenuto”. Sempre sull’aspetto finanziario, da segnalare è il ruolo di Cofides, la Dfi spagnola. Cofides finanzia con debito/quasi-equity progetti privati all’estero che abbiano “interesse spagnolo” e gestisce i fondi pubblici Fiex e Fonpyme per partecipazioni minoritarie nelle controllate estere di imprese spagnole o in veicoli collegati all’internazionalizzazione. Una Jv con partner spagnolo – anche se l’altro socio è svizzero – rientra nel perimetro: Cofides finanzia la società progetto o la componente spagnola, anche in “project finance”.

Questi strumenti aprono poi le porte anche a finanziamenti dell’Unione europea. In effetti, la cooperazione spagnola (Aecid) e Cofides sono “implementing partner” riconosciuti su strumenti Ue (Ndici/Efsd+, Global Gateway): ad esempio il recente ‘programma Sol’ per l’energia off‑grid, dotato di garanzia Efsd+ e assistenza tecnica, è stato annunciato congiuntamente con la Commissione Europea. Una Jv con partner spagnolo può così accedere più agevolmente a garanzie e Ta Ue veicolate tramite Cofides/Aecid. Inoltre, a livello più globale, una Jv Ch‑Es può sbloccare gare e garanzie. Sulle gare multilaterali (Banca Mondiale, Banca Africana di Sviluppo) vige un’impostazione aperta e non discriminatoria: le procedure sono internazionali e l’eleggibilità è estesa a operatori di tutti i Paesi idonei; per l’Ue/Bei, la “Guide to Procurement” applicata “fuori Ue” segue un modello ibrido, basato su principi di concorrenza e trasparenza. In concreto: per una società svizzera, fare cordata con imprese spagnole esperte di regole Bei/Ue e di dossier Mdb accresce la bancabilità e la qualità di offerta (compliance, E&S, local content, track record), oltre a moltiplicare i canali di pre‑tender intelligence via Ofecomes/Icex.
Per quanto riguarda i Paesi africani, negli ultimi anni, la Segreteria di Stato al Commercio ha messo a terra l’iniziativa ‘Horizonte África’, con un set di Paesi prioritari su cui la macchina pubblica-privata spagnola concentra strumenti e team: Marocco, Egitto, Senegal, Costa d’Avorio, Kenya, Tanzania, Uganda, Angola, Nigeria e Sudafrica. I focus settoriali: energia e acqua, infrastrutture di base, agroindustria, ferroviario/ingegneria, telecomunicazioni e digitalizzazione. Per una Jv Ch‑Es significa pipeline più visibile, banche e istituzioni già ‘calibrate’ e rapporti di lavoro collaudati con controparti pubbliche. Per il lato elvetico, i dati recenti mostrano che i principali partner africani di commercio sono Egitto, Sudafrica, Nigeria, Marocco e Tunisia, che insieme valgono circa il 70% degli scambi Svizzera‑Africa (al netto dell’oro). È dunque proprio in questi Paesi – e nei vicini ‘prioritari’ per Madrid – che la Jv Svizzera‑Spagna massimizza sinergie: dove la prima ha domanda/fornitura consolidate e la Spagna ‘porta’ rete, strumenti pubblici e una base già operativa.
Dunque una Jv svizzero‑spagnola in Africa ha assolutamente senso: precisione e tecnologia svizzere si combinano con capillarità istituzionale e strumenti pubblici spagnoli, aprendo corsie privilegiate verso bandi e finanza Ue/Mbd e comprimendo rischi e tempi.
Guardando alla mappa, i punti d’ingresso più convincenti sono Marocco, Egitto, Senegal/Costa d’Avorio, Sudafrica e – per progetti digital/energia – Nigeria e Kenya. Lì, più che altrove, la ‘rotta spagnola’ moltiplica il vantaggio competitivo di chi parla la lingua della qualità svizzera, ma vuole crescere alla velocità di Team Europe. Sulle rotte fluviali africane, il ‘flirt’ Spagna-Svizzera sulla ‘Africa Queen’ ci fa sognare.
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