
Piacevole consuetudine, le mostre primaverili della Pinacoteca Züst di Rancate sono accomunate dallo spirito della riscoperta. Progetti di ricerca che recuperano dalle maglie della storia artisti del territorio i cui nomi, pur a loro tempo affermati spesso ben oltre i confini cantonali, sono ormai sconosciuti al grande pubblico. Questa volta, mettendosi sulle tracce di Angelo Giorgetti (1899-1960), ha preso le mosse da Milano verso Lugano e Parigi, tornando in Ticino e toccando anche Zurigo e la Val Poschiavo, il viaggio della curatrice Simona Ostinelli, insieme all’affiatato team della Pinacoteca coordinato dalla collaboratrice scientifica Alessandra Brambilla e guidato dai preziosi suggerimenti di Mariangela Agliati Ruggia, ancora direttrice in fase di ideazione.
Una vita, quella di Angelo Giorgetti, relativamente breve ma vissuta con grande passione. Quella per l’arte in primis, una vocazione seguita con ostinazione: per il padre Mario, impegnato politicamente nelle fila dei liberali ticinesi e direttore del Credito Svizzero a Milano, dove Angelo nasce, poi rientrato in patria a guidarne la filiale luganese, è difficile accettare le aspirazioni del figlio, che dopo le prime lezioni del pittore Aldo Carpi e dello scultore Adolfo Wildt, nel 1924 decide di trasferirsi a Parigi, dove finisce per trattenersi 15 anni, non senza periodici ritorni, sempre attento alla scena artistica locale. Quello definitivo è nel 1939, quando la Seconda Guerra mondiale pone fine al fermento degli “Anni folli” che Angelo, amante della danza e dell’equitazione, ha sicuramente assaporato a Montmartre, dove abitava, malgrado le ristrettezze economiche che per sostentarsi lo vedevano affiancare l’attività di disegnatore tessile ai corsi dell’Académie Julian e alle partecipazioni ai Salons. Nella capitale francese i giovani talenti emigrati dalla Svizzera italiana potevano almeno contare sul sostegno dell’Associazione Pro Ticino, presieduta dall’architetto Giuseppe Franconi, anche lui arrivato nel 1924 con la moglie Elsa Franconi-Poretti (1895-1995), una figura davvero unica nel panorama delle donne attive professionalmente nel Ticino del primo Novecento. Docente, giornalista, scrittrice e politica luganese, viene evocata in mostra dallo spezzone di un’intervista da lei rilasciata nel 1993 al nipote Enzo Pelli per la Radiotelevisione svizzera, in cui alle sue spalle figura il ritratto che ritroviamo anche esposto, dedicatole da Angelo per gratitudine al supporto ricevuto a Parigi.


Il suo ritorno in patria non è amaro, anzi coincide con un momento felice sia professionalmente che sentimentalmente per il Giorgetti: a Lugano, il Circolo ticinese di cultura gli dedica la prima personale e a ottobre soggiorna al Villaggio degli artisti dell’Esposizione nazionale di Zurigo dove incontra Jolanda Lanfranchini, futura moglie e madre dell’amatissimo figlio Michelangelo, entrambi poi spesso protagonisti dei suoi ritratti, genere fra i suoi prediletti. È sempre lei a portare nell’orizzonte del marito anche gli splendidi paesaggi engadinesi nelle estati trascorse ad Alp Grüm dove, proveniente da una famiglia di albergatori e ristoratori dei Grigioni, Jolanda gestisce il Belvedere. La bellezza della natura incontaminata di laghi, montagne e dei ghiacci del Piz Palü vanno così ad affiancare le vedute cittadine e i casolari in pietra dipinti fra Lugano, Locarno e le valli della regione.
Le partecipazioni a concorsi pubblici e gli affreschi per chiese e cappelle testimoniano invece la ricerca di occasioni di guadagno in un periodo in cui in Ticino era difficile vivere di sola arte. Nudi, nature morte, sculture e mosaici confermano la volontà di cimentarsi nei più disparati generi, raggiungendo risultati interessanti e originali (“Ho sentito molti consigli, ma non ne ho seguito nessuno, per conservarmi il pregio di essere nuovo” dichiarava l’artista). Mantenutosi fedele al realismo figurativo – rimasto fra i pochi autentici pittori en plein air della sua epoca, al lavoro per piazze, vie, parchi e rive con il suo cavalletto – Angelo Giorgetti si distingue per vigore, freschezza e spontaneità della sua mano, guidata dalle doti di osservatore acuto, capace di cogliere, pur nell’immediatezza della sua esecuzione, anche il particolare e di sorvegliare l’equilibrio compositivo di luci, ombre e volumi. Un cronista del proprio tempo, che fosse la cosmopolita Parigi delle avanguardie o il lento fluire della quotidiana vita locale.

L’allestimento ideato dagli architetti Martino Petroli e Rolando Zuccolo ha il merito di ben sintetizzare l’eterogeneità della produzione di Angelo Giorgetti, in particolare sfruttando l’ampia Sala delle Capriate per cadenzare attorno a un’asse centrale una serie di sezioni tematiche complementari che guidano il visitatore nel percorso di (ri)scoperta, presentando quarant’anni di attività di Angelo Giorgetti grazie alle opere provenienti dal fondo degli eredi, da collezionisti privati e dal Masi di Lugano.
A offrire l’occasione di realizzare la mostra, in programma fino al prossimo 7 settembre, l’incontro fra la Pinacoteca Züst e Luca Giorgetti, nipote di Angelo che, pur non avendo mai conosciuto il nonno, è cresciuto fra le sue opere e le sue memorie, profondamente affascinato dal coraggio e dall’indipendenza di spirito di quel giovane, pronto a inseguire la sua aspirazione anche contro il volere dei genitori, trasferendosi in una Parigi dove non aveva agganci. A 65 anni dalla scomparsa, questa mostra e il bel volume che la accompagnano gli rendono un sentito omaggio, compiendo anche il sogno che il figlio Michelangelo, padre di Luca, non ha fatto in tempo a realizzare.
In questa occasione, è stata anche riallestita una parte della collezione permanente, con sezioni dedicate ai più recenti acquisti e donazioni che, insieme a qualche deposito a lungo termine, continuano ad arricchire il patrimonio originario lasciato da Giovanni Züst nel 1966, in particolare alimentate dall’attività di ricerca ed espositiva. Un’attestazione di come la Pinacoteca di Rancate sia ormai un punto di riferimento per chi vuole affidare opere di artisti di origini ticinesi attivi fra Sei e Novecento a chi sappia custodirle, valorizzarle e possa condividerle con il territorio. Incoraggiante riscontrare anche numerose presenze femminili, come Giovanna Béha-Castagnola, Regina Conti, Irma Giudici Russo, Anita Nespolio o Rosetta Leins. Se questo è il presente della Pinacoteca, al suo futuro si getta uno sguardo con la presentazione, nella sala all’ingresso, del progetto ideato dal gruppo interdisciplinare capitanato dallo Studio Pessina Architetti (Lugano-Zurigo), vincitore del concorso pubblico per la ristrutturazione e l’ampliamento della sede, necessari per rispondere alle odierne esigenze museali, a ormai quasi sessant’anni dall’inaugurazione dell’edificio, nel rispetto del contesto urbanistico del nucleo di Rancate e dell’intervento di Tita Carloni. Avvio dei lavori previsto nella primavera del 2027.
© Riproduzione riservata



