La vicenda del rogo di Crans-Montana ha sollevato e continua a sollevare molto scalpore ed è attualmente al vaglio della magistratura per determinare le responsabilità dal punto di vista penale e civile.
Al di là degli aspetti di eventuali responsabilità a carico dei gestori del locale e delle autorità, quello che nei commenti dei mass media e della gente comune non è stato oggetto di valutazione è che quanto accaduto in Vallese va ricondotto a un fenomeno globale insito nella società del divertimento fine a sé stesso, del protagonismo e del narcisismo alimentato da incentivi che portano a un indebolimento presso giovani e adulti della responsabilità personale. Le mancanze manifestatesi nella gestione dei vigili del fuoco sono il riflesso di un intrico di interessi tra politica locale e turismo di massa con la prospettiva del facile guadagno per tutti, che porta ad applicare in modo flessibile le norme legali e a relativizzare le regole.
Limitarsi a un’analisi politico-giuridica evita di approfondire le cause profonde di un fallimento culturale. Questo aspetto è stato ben evidenziato in un contributo di Rahim Taghizadegan, economista e pubblicista, apparso sulla Weltwoche di alcune settimane fa e ripreso con un’accentuazione dell’aspetto economico-istituzionale da Olivier Kessler, direttore del Liberales Institut di Zurigo.
La maggior parte degli adulti non dovrebbe aver bisogno di alcuna prescrizione per sapere che in spazi chiusi non devono venire accesi corpi illuminanti, e a maggior ragione in uno scantinato pieno di giovani che consumano alcolici. Questo deficit di capacità cognitiva è culturale e non può essere sostituito nemmeno dalle regolamentazioni più stringenti.
I giovani non possono esserne colpevolizzati in quanto il tutto trova la sua origine in una società e un’economia distorte che privilegiano lo spettacolo invece della capacità critica. Addossare l’intera colpa a chi propone questi spettacoli può essere intellettualmente comodo. Essi differentemente dai burocrati offrono liberamente lo spettacolo richiesto dai loro clienti e vengono danneggiati economicamente se non forniscono quanto loro richiesto.
È un grande fraintendimento credere che i rischi possano essere ridotti o del tutto eliminati con una regolamentazione statale
Una parte del problema è insita nella distorsione dei prezzi causata dalla svalutazione monetaria con conseguente pressione esercitata sull’imprenditore. In questo contesto l’esercizio della prudenza porta a uno svantaggio concorrenziale mentre viene avvantaggiato chi fa a meno della qualità, della sicurezza e della capacità di discernimento.
La distorsione non risiede solo nei prezzi ma anche nella percezione. Se pratiche oggettivamente pericolose permettono di quintuplicare i guadagni, sono gli incentivi a far difetto e il semplice divieto non permetterebbe di evitare che vengano attuate. A fronte di ciò politici e burocrati che hanno cullato i genitori in una falsa sicurezza finiscono per non venire confrontati alle loro responsabilità. Il gestore di bar che non intrattiene la sua clientela perde la sua ragion d’essere. Politici per contro che invece di garantire sicurezza aumentano l’insicurezza possono spesso godere del contrario: più potere, più mezzi e più legittimazione in quanto i problemi da loro causati portano a giustificare l’introduzione di sempre più interventi normativi.
I genitori in questo contesto non possono confidare che i loro figli, per la maggior parte socializzati in istituzioni educative statali, siano mentalmente e fisicamente pronti ad affrontare le sfide che si aprono davanti a loro. Divenire adulti dovrebbe portare a essere realisti, a percepire contestualmente la realtà e a resistere alla tentazione di fare quello che tutti fanno; in altre parole la libertà non viene garantita dalla protezione da tutti i rischi ma dalla disciplina della responsabilità.
Dobbiamo rifuggire dall’idea che possa sussistere una società priva di rischi. Credere negli effetti positivi della regolamentazione statale ha portato all’assurdo di delegare ciecamente la propria responsabilità alle autorità in tutte le situazioni della vita. Di modo che tutto ciò che non viene regolato nei minimi dettagli dalle leggi viene ritenuto di principio sicuro. Ed è un grande fraintendimento ritenere che i rischi possano essere ridotti o del tutto eliminati con una regolamentazione statale. Al contrario il presunto assorbimento dei rischi da parte dello Stato distrugge il senso di responsabilità e aumenta in tal modo i pericoli per l’individuo.
L’insegnamento che possiamo ricavare dalla tragedia di Crans-Montana è che dobbiamo allontanarci dalla falsa convinzione che lo Stato possa rendere più sicura la nostra vita.
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