Il 2025 si chiude con un quadro macro eterogeneo, nel quale coesistono elementi di ripresa ciclica e indicatori che mostrano un aumento delle vulnerabilità sistemiche. L’espansione fiscale nelle economie avanzate ha sostenuto la domanda nel breve ma ha reso i bilanci pubblici più sensibili alle condizioni finanziarie globali. L’indebolimento di numerose valute suggerisce inoltre un progressivo deterioramento della fiducia nei meccanismi istituzionali di ancoraggio monetario.
Le aspettative risultano comunque costruttive per il 2026. Le previsioni indicano una moderata accelerazione della crescita economica globale, sostenuta da un miglior equilibrio tra domanda, investimenti e condizioni finanziarie. Un ruolo non trascurabile deriva inoltre dall’orientamento più accomodante di diverse Banche Centrali, che contribuisce a rafforzare lo scenario di base.
Anche sul fronte aziendale, le stime sugli utili convergono verso un miglioramento diffuso, favorito da margini più stabili, costi energetici meno volatili e progressi nella produttività.
Quindi un contesto globale caratterizzato da aspettative favorevoli, in cui però permangono elementi di criticità. Negli Stati Uniti, la lettura del ciclo economico è stata complicata dallo shutdown, aumentando l’incertezza nelle stime congiunturali. Per ora le notizie aneddotiche dei tagli del personale suggeriscono un mercato del lavoro meno brillante, ma considerati i livelli occupazionali di partenza si è lontani da condizioni di stress. Non va inoltre trascurato l’impatto delle tariffe, finora smorzato da un’applicazione discontinua e selettiva. Man mano che tali interventi si consolidano come strumento di policy strutturale, è verosimile aspettarsi una trasmissione maggiore sulle dinamiche commerciali e sui prezzi.
Un elemento centrale per il 2026 riguarda l’evoluzione economico-finanziaria del fenomeno dell’intelligenza artificiale. Emergono criticità che mettono in discussione la narrativa di crescita che ha sostenuto il settore negli ultimi anni e, di conseguenza, le valutazioni delle società. È soprattutto l’aumento del Capex e il maggiore ricorso al debito che impone criteri di valutazione più severi, portando gli investitori a distinguere tra iniziative realmente scalabili e sviluppi ancora speculativi. Le pressioni sui free cash flow degli hyperscaler e la divergenza tra aspettative e ritorni effettivi segnalano la fine della fase di espansione indiscriminata e una maggiore attenzione a redditività e modelli di business in grado di generare ritorni adeguati sugli investimenti.
Per quanto concerne il contesto europeo, si identificano spunti differenti. In Europa, la strategia di rafforzamento dell’autonomia energetica, industriale e tecnologica, ha dato impulso a un aumento degli investimenti pubblici e privati in infrastrutture critiche. Il potenziale impatto sul medio periodo è significativo, anche se condizionato dai vincoli dell’area: bassa crescita potenziale, produttività stagnante, dipendenze strategiche e per alcuni Paesi livelli di debito elevati. Anche in questo quadro, la sostenibilità fiscale resterà un tema centrale, soprattutto in assenza di un consenso politico stabile sulle priorità di lungo termine.
Nel 2026 quindi potrebbe esserci una risposta ai temi degli ultimi anni. Si scoprirà la reale sostenibilità del boom Ia e il suo impatto sulla produttività, la capacità dell’Europa di rilanciare autonomia e competitività, e l’efficacia del riassetto del commercio globale. Considerazioni che renderanno lo scenario più leggibile, ma non privo di rischi.
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