Il 2026 non sarà l’anno in cui il ciclo giungerà al termine, ma quello in cui cambierà carattere. L’economia globale presenta una resilienza che contrasta con il rumore politico e l’incertezza dell’anno passato. La crescita globale rimarrà vicina al 3%, a indicare che lo slancio sottostante rimane intatto nonostante un mondo più multipolare e disomogeneo. E questo è lo spunto.
In tutte le regioni sta emergendo un’economia a ‘due velocità’. Gli Stati Uniti rimangono il principale motore di crescita tra gli Avanzati, con una crescita intorno al 2% sostenuta dai continui investimenti legati all’Ia, solidi bilanci delle famiglie e una politica fiscale favorevole. L’inflazione dovrebbe attenuarsi, ma è probabile che si stabilizzi tra il 2,5 e il 3%, quindi eventuali tagli dei tassi saranno probabilmente graduali verso il tasso neutro R*.
L’Europa, al contrario, sta seguendo un percorso di ripresa più lento e irregolare, con una crescita intorno all’1,5%. Permangono problemi strutturali e politiche nazionali divergenti, ma la politica industriale, la spesa in infrastrutture e la transizione energetica creano opportunità selettive. I tassi dovrebbero restare fermi.
In Asia, l’India è in testa con una crescita superiore al 6%, rafforzata da demografia, investimenti e riforme. La Cina passa da una chiara decelerazione a una fase più stabile, con una crescita intorno al 4-4,5%, sostenuta da stimoli mirati e manifatturiero avanzato, ma deve ancora affrontare rischi deflazionistici.
Una ragionevole strategia azionaria per il 2026 guarda oltre le Mag7 al più ampio mercato statunitense, ossia l’S&P 493, dove si vedono bilanci solidi, valutazioni più attraenti e collegamenti diretti con i cicli d’investimento di industria, servizi, sanità e alcuni settori di consumo. È probabile che un maggior numero di aziende contribuiranno ai rendimenti complessivi. Questo non deve però escludere dalla strategia gli asset reali e produttivi.
Le economie devono investire maggiormente in asset che generano reddito in futuro: reti elettriche, reti di trasporto, automazione, infrastrutture digitali, oltre a materiali e metalli necessari. Questi temi sono al centro di molti trend, offrono dunque esposizione a guadagni di produttività a lungo termine e una certa protezione contro l’inflazione.
Nel reddito fisso i dettagli contano. I titoli di Stato offrono ora carry ma un potenziale di rialzo limitato, e gli spread creditizi in molti segmenti rimangono compressi. In tale contesto, si vedono alcune delle opportunità più interessanti nel capitale bancario ibrido, in particolare negli At1. Le banche europee oggi godono di ottima salute, eppure gli At1 offrono ancora un significativo premio di rendimento. La loro volatilità è elevata, ma spesso determinata dal sentiment, il che rende essenziali una selezione attiva e una solida gestione del rischio.
Cosa significa questo per un portafoglio diversificato? Rimanere investiti. La crescita è ancora resiliente e la liquidità rischia di perdere valore se l’inflazione si assesta. Andrebbero privilegiate selettività e qualità in azioni di aziende con bilanci solidi, vantaggi competitivi duraturi ed esposizione ai temi quali produttività e infrastrutture. Meglio orientarsi verso attività reali e produttive legate a investimenti di lungo termine, utilizzando strumenti come gli At1 per aumentare il rendimento, accettando della volatilità.
Il 2026 dovrebbe dunque dimostrarsi equilibrato, non euforico o pessimista, riflesso di un mondo che si muove a velocità diverse, con le Banche Centrali che fanno un passo indietro, la Politica che fa un passo avanti e la produttività che emerge quale fattore chiave di differenziazione.
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