TM   Ottobre 2023

Caro lettore

Il numero di Ticino Management di Ottobre vede al suo centro il segmento degli investimenti alternativi. Asset class per molti degli ultimi anni oggetto dell’interesse di sempre più investitori, come potrebbe reagire al mutato contesto economico, e con il ritorno a tassi nominali di tutto rispetto?

di Federico Introzzi

Al centro di questa nuova edizione, dedicata anche a Sanità e Digitale, un paradosso tutto europeo che tiene letteralmente in ostaggio oltre 400 milioni di persone, gli abitanti del Vecchio Continente, o almeno di alcune delle sue regioni. Quale? L’incomunicabilità tra i bisogni delle famiglie e quelli delle imprese, le une a sostenere un’importante offerta di capitale che non trova un impiego, almeno parzialmente per l’incapacità del sistema finanziario, le altre invece ad alimentare una spasmodica domanda di risorse da investire in nuovi progetti che potrebbero fare la fortuna di intere filiere. 

La soluzione che va prendendo forma ormai da qualche anno si concretizza in un tuffo nella storia di almeno due millenni: operatori specializzati negli oggi definiti investimenti alternativi, più nello specifico nei mercati privati, ossia tutta quella parte di economia non quotata. Dunque la netta maggioranza. Sono gli investitori privati a potere, e anche dovere, sostenere l’economia reale in questa estremamente complessa fase congiunturale, investendo sì capitale, ma soprattutto ‘spendendo’ nelle società investite tempo, risorse e conoscenze. Ancor più fondamentali per il loro sviluppo, almeno in questa prima fase. Quindi si potrebbe forse concludere: investimenti privati, per un bene comune?

 

Accanto a questo molto altro. Si tratta infatti del numero storicamente dedicato al Digitale, e in questa edizione prendono il largo le tecnologie più recenti, che già guardano alle valute digitali (quelle vere) di domani. Ma se la misura non è mai colma, nelle settimane della corsa ai rincari, anche dei costi della salute, in che stato versa il sistema sanitario elvetico? Se a sopravvivere c’è ancora un annoso problema di Governance, chi decide cosa a fronte delle decine di operatori coinvolti, quali sono le possibili soluzioni oggi percorribili?

Intanto una Parigi memore dei fasti napoleonici, pur avendo ormai definitivamente perso l’impero anche africano, riagguanta il titolo di capitale europea dell’arte, siglando una solida partnership con la regina delle fiere del settore.