Può sembrare strano, ma nonostante le molte incertezze e fragilità strutturali che l’economia globale deve ancora affrontare lo scenario Goldilocks è uscito ulteriormente rafforzato dal recente taglio dei tassi americani. Nelle ultime settimane i mercati azionari hanno continuato a registrare nuovi record, favoriti dall’attività economica resiliente, dalla solida crescita degli utili, dalla diminuzione dei prezzi dell’energia, dall’inflazione globale in calo, e,naturalmente, dalle aspettative di una politica accomodante da parte della Fed, che si sono avverate.
In questo contesto fortemente favorevole i premi al rischio e la volatilità si sono ulteriormente ridotti, avvicinandosi al limite inferiore degli intervalli storici.
Nel frattempo, i tassi globali di lungo termine si sono in parte stabilizzati, anche se restano preoccupazioni sulla sostenibilità delle attuali manovre fiscali e sul debito. In questo scenario, il credito continua a sovraperformare la duration, con gli spread a livelli storicamente bassi che lasciano poco margine d’errore. Il dollaro americano resta debole, penalizzato dal rallentamento del mercato del lavoro, dal calo dei tassi della Fed e dalle politiche trumpiane, mentre l’oro ha toccato nuovi record. Questa corsa è da considerare come un campanello d’allarme, o la ‘normale’ risposta ai forti rischi geopolitici e alle minacce economiche latenti? In entrambi i casi, illustra chiaramente la contraddizione tra economia reale e mondo della finanza.
Dopo che la Fed ha tagliato il tasso target di 25 bp portandolo al 4,25-4,00% nell’ultima riunione, sono aumentate le probabilità di uno scenario base che prevede crescita costante ma positiva, inflazione persistente ma gestibile e graduale normalizzazione della politica monetaria in un mondo sempre più frammentato.
Definita dal presidente della Fed come un “taglio alla gestione del rischio”, questa mossa ha ridotto i rischi di coda di breve termine, soprattutto quelli legati a un brusco o imminente rallentamento negli Stati Uniti, rafforzando la tesi di uno scenario di ‘cessato allarme’ con soft landing, che ha spinto le valutazioni. Allo stesso tempo, il sentiment degli investitori non è particolarmente euforico, l’ampiezza del mercato sta aumentando e la crescita degli utili continua sorprendere al rialzo, il tutto in una fase di moderazione dei tassi e dell’inflazione.
Va riconosciuto che l’attuale eccesso di fiducia in uno scenario Goldilocks apparentemente infinito, associato a valutazioni elevate (persino segnali di euforia per i titoli meme e alcune Ipo) limita il potenziale di rialzo nel breve termine. Considerando lo scarso margine rimasto per assorbire gli utili deludenti, le sorprese negative sull’inflazione, gli inaspettati shock dei tassi e la svalutazione valutaria, i rischi stanno costruendo il prossimo “muro di preoccupazioni” che i mercati dovranno scalare.
Nello scenario attuale, è opportuno mantenere un atteggiamento di cauta attesa fino a quando lo scenario di soft-landing non sarà superato. Sembra dunque prudente mantenere una posizione sostanzialmente neutrale su azioni e obbligazioni. Il posizionamento bilanciato e l’allocazione diversificata riflettono del resto un approccio prudente verso l’ampio ventaglio di risultati possibili.
Questo dovrebbe consentire ai portafogli di generare rendimenti modesti ma positivi nella maggior parte delle asset class nel breve termine, attenuando gli inevitabili scossoni delle rotazioni settoriali mantenendo la flessibilità necessaria ad adeguarsi alle mutate condizioni. La diversificazione dovrebbe restare un pilastro della strategia, nell’azionario, obbligazionario, e tramite l’esposizione all’oro.
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