TM    Dicembre 2025

Debiti emergenti

Il debito dei Paesi in via di sviluppo si segnala quale interessante opportunità grazie a buoni fondamentali, rendimenti concorrenziali e al volatile panorama economico. Un’analisi di Sergio Tarazona, Investment Specialist Emerging market debt, di Ubp.

Sergio Tarazona

di Sergio Tarazona

Investment Specialist Emerging market debt, di Ubp

Vantano ormai l’80% della crescita del Pil globale, i mercati emergenti non sono più i fanalini di coda dell’economia mondiale. I loro mercati del debito, la cui valutazione ha raggiunto l’impressionante cifra di 44 trilioni di dollari, rappresentano ora un quarto di tutto il debito negoziabile su scala globale. Tuttavia, nonostante le dimensioni e la rilevanza che li caratterizzano, i mercati emergenti sono tuttora sottorappresentati nei portafogli globali, con meno del 5% allocato in questa asset class dinamica.

Il debito dei mercati emergenti si contraddistingue come fonte di carry, con rendimenti determinati principalmente dal reddito costante derivante dalle cedole piuttosto che dalle fluttuazioni dei prezzi. I dati storici evidenziano che, in una prospettiva di lungo periodo, le performance del debito sovrano e societario emergente in valuta forte derivano in prevalenza dal pagamento delle cedole, che si accumulano nel tempo fino a diventarne il traino.

L’attrattiva di questa asset class cresce ulteriormente di fronte alle mutevoli dinamiche degli Avanzati le cui economie, un tempo considerate la quintessenza della stabilità finanziaria, si trovano ad affrontare sfide sempre più ardue sul fronte dei conti pubblici. Gli emergenti hanno invece dimostrato una gestione disciplinata delle finanze pubbliche e i rating del debito sovrano sono in media ritornati ai livelli Investment Grade. Il loro rapporto debito/Pil, che si colloca sul 60%, è di gran lunga inferiore al 123 degli Stati Uniti e la loro bilancia delle partite correnti in aggregato è quasi in pareggio (+0,3%), rispetto al saldo negativo degli Stati Uniti (-3,7%).

Questa prudenza fiscale non è passata inosservata. I capitali investiti nel debito emergente sono aumentati, raggiungendo i 10 miliardi di dollari da inizio anno e con flussi positivi in 28 delle prime 34 settimane del 2025.

Obbligazionario emergente

Flussi in entrata e uscita in fondi obbligazionari per Emergenti (mld usd)

Obbligazionario emergente, flussi in entrata e uscita in fondi obbligazionari per Emergenti (mld usd)
Fonte: Epfr Global, Ubp 25. Sopra, l’obbligazionario emergente promette faville, ma restano i pregiudizi di molti investitori.

Oltre il mito, la realtà. Nonostante la sua crescente attrattiva, il debito degli Emergenti è spesso ritenuto un investimento ad alto rischio. Tuttavia, negli ultimi 20 anni, le loro obbligazioni sovrane e societarie hanno conseguito rendimenti annui del 6,1%, superando le performance dei Treasury e dei bond statunitensi, pari al 2,7 e al 4,1. Inoltre, la volatilità del debito emergente si è allineata a quella dei mercati avanzati, quindi la performance corretta per il rischio è superiore.

Un fattore chiave di questo successo è la loro accresciuta qualità creditizia. Negli ultimi anni le revisioni al rialzo del rating hanno superato quelle al ribasso, il che è frutto di politiche fiscali più sane, migliori saldi con l’estero e riuscite ristrutturazioni del debito. Inoltre, le valute emergenti si sono stabilizzate grazie alle politiche monetarie proattive e all’evoluzione positiva dei conti pubblici. In alcuni casi la loro volatilità è ormai inferiore a quella delle valute del G10.

Nonostante la sua crescente attrattiva, il debito degli Emergenti è spesso ritenuto un investimento ad alto rischio. Tuttavia, negli ultimi 20 anni, le loro obbligazioni sovrane e societarie hanno conseguito rendimenti annui del 6,1%, superando le performance dei Treasury e dei bond statunitensi, pari al 2,7 e al 4,1

I rendimenti offerti dal debito emergente sono un altro fattore allettante: nel segmento High Yield, le obbligazioni sovrane e societarie offrono un rendimento medio del 7,6% rispetto al 6,7 dei titoli Hy statunitensi. Nel segmento Investment Grade, i rendimenti si aggirano sul 5,5%, quindi al di sopra del 4-5% delle obbligazioni Ig e dei Treasury statunitensi. Non solo superano le loro medie decennali, ma riflettono anche dimensioni e qualità dell’universo del debito emergente, che comprende oltre 140 Paesi ed è prevalentemente Investment Grade.

Contrariamente alla percezione di fragilità, i mercati emergenti hanno dato prova di resilienza nella gestione del debito. I dati storici dimostrano che i default sul debito sovrano emergente Hy raggiungono in media appena il 2,5% l’anno dal 2002, rispetto al 4,3 dei mercati Hy statunitensi. Anche i tassi di recupero post default sono più elevati, mettendo ulteriormente in discussione la nozione di rischio implicito.

In considerazione della sua solida performance, dell’accresciuta qualità creditizia, dei rendimenti interessanti e della resilienza dimostrata, il debito emergente sovverte chiaramente la percezione comune del rischio elevato.

Guardando al nuovo anno. Le Banche Centrali dei Paesi emergenti erano tradizionalmente considerate ‘price taker’ dalla Federal Reserve, in quanto ne ricalcavano spesso la politica. Durante l’ultimo ciclo di aumenti dei tassi, invece, hanno agito da apripista, aumentando i tassi nel 2021 e anticipando di gran lunga il primo rialzo della Fed del 2022. Il loro intervento tempestivo ha ridotto notevolmente l’inflazione dopo il picco del 2022 e la loro cautela di fronte al taglio dei tassi mantiene i rendimenti reali molto al di sopra dei recenti livelli.

Nel frattempo, il mandato di Jerome Powell terminerà a maggio 2026 e il suo successore adotterà probabilmente una linea accomodante. Il passaggio del testimone rafforza la prospettiva di un dollaro più debole, in una fase in cui le Banche Centrali detengono sensibilmente meno dollari che in passato. L’Us Dollar Index ha lasciato sul terreno quasi l’8% quest’anno ed è al di sotto del 10 circa dal suo picco del 2022. Il dollaro è tradizionalmente contrassegnato da cicli pluriennali e si prevede che nel 2026 prosegua la tendenza al ribasso.

Un dollaro più debole e tassi d’interesse potenzialmente più bassi potrebbero alleviare le pressioni sui finanziamenti per gli emittenti emergenti e sostenere gli investimenti in obbligazioni a rendimento più elevato. Gli spread sul debito emergente sovrano e societario in valuta forte sono ridotti, in linea con una tendenza diffusa su tutti i segmenti del reddito fisso. D’altro canto, ciò è in parte giustificato dai solidi fondamentali dei mercati emergenti e i rendimenti rimangono al di sopra della loro media decennale sulla scorta dei tassi elevati negli Stati Uniti.

Con un interessante livello dei rendimenti, il 2026 sarà probabilmente un anno in cui il carry sarà fondamentale per le performance. Il divario tra il rendimento del debito emergente e quello dei mercati sviluppati rimane appetibile, quindi è propizio agli investimenti in questa asset class. Gli investitori dovrebbero concentrarsi sulle opportunità che offrono la migliore performance per unità di rischio, soprattutto sui tassi d’interesse dei mercati locali, e i mercati di frontiera si mettono in luce grazie al loro rapporto positivo carry/volatilità e al miglioramento delle politiche delle Banche Centrali.

In conclusione, nel 2026 il debito dei mercati emergenti è destinato a trarre vantaggio dai suoi solidi fondamentali, dai rendimenti interessanti e dall’accresciuta qualità creditizia. Grazie alle politiche proattive delle loro Banche Centrali, all’indebolimento del dollaro e alle agevolate condizioni di finanziamento globali, questa asset class costituisce un’interessante opportunità per gli investitori alla ricerca di diversificazione e performance superiori corrette per il rischio. Il debito emergente continua a sovraperformare quello degli Avanzati e, in considerazione del suo momentum positivo e della sua resilienza, può diventare un elemento chiave dei portafogli nel 2026.

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