Di fronte alla possibilità di una recessione negli Stati Uniti, il panorama economico mondiale è rimodellato dalla volatilità. La gestione dei portafogli richiede dunque una chiara comprensione dei fattori sottostanti che contribuiscono all’incertezza e un approccio attivo. Rimanere seduti immobili dietro la finestra in attesa che passi la tempesta non è una strategia di successo. Gli investitori devono rimanere vigili e agire tempestivamente. È fondamentale valutare cosa viene prezzato dai mercati, quanto sia ragionevole tale prezzo e le implicazioni.
Storicamente, l’economia statunitense è stata soggetta a volatilità, spesso innescata da eventi esterni. Oggi, tuttavia, gran parte dell’incertezza deriva dalle decisioni dell’Amministrazione Trump sulla politica commerciale degli stessi Stati Uniti. In passato politiche commerciali restrittive, come lo Smoot-Hawley Tariff Act del 1930, hanno aggravato la Grande Depressione, oggi le tariffe hanno il potenziale di interrompere le catene di fornitura, ridurre il commercio globale e aumentare i costi per i consumatori.
Queste perturbazioni arrivano in un momento in cui la crescita economica americana sta rallentando, passando da oltre il 3% al 2,4% nel quarto trimestre del 2024, e addirittura arrivata a una contrazione del -0,3% nel primo trimestre di quest’anno, mentre l’Eurozona ristagna e la Cina rimane al di sotto del 2%. Tuttavia, le recessioni indotte dalle politiche non sempre rispecchiano i rallentamenti economici naturali. In effetti, gran parte della reazione iniziale del mercato all’aumento delle tariffe è stata guidata da aspettative euforiche, note come ‘Trump Bump’. Nel corso del tempo, il mercato si è adattato per trovare un equilibrio più realistico.
Escalation commerciale e inflazione.Anche se un’escalation dei conflitti commerciali avrà senza dubbio un impatto sull’inflazione statunitense, nella pratica potrebbe non essere così grave. Le tariffe sono rivolte principalmente alle merci, il che significa che mentre i prezzi di alcuni prodotti potrebbero aumentare, i servizi, una parte significativa dell’economia, rimangono inalterati. Ciò contribuisce a limitare gli effetti inflazionistici più ampi. Inoltre, non tutti gli aumenti dei prezzi saranno trasferiti ai consumatori, poiché gli importatori potrebbero assorbirne parte.
Le trattative commerciali in corso suggeriscono anche la possibilità di un’inversione o di una riduzione delle tariffe, riducendo ulteriormente la probabilità di un’inflazione elevata e prolungata derivante unicamente dalle tariffe. Nonostante questi fattori, il rischio di inflazione rimane, soprattutto nel breve periodo. Tuttavia, è improbabile che questa situazione si traduca in una recessione su larga scala per gli Stati Uniti. Sebbene le tensioni stiano rallentando la crescita, è probabile che si assisterà a una semplice frenata, e non una vera recessione.
La resilienza dell’economia statunitense, in particolare la sua struttura a forte componente di servizi, dovrebbe continuare a tamponare gli effetti più ampi delle perturbazioni commerciali.
Tali perturbazioni causate dalle politiche dell’amministrazione statunitense, insieme al potenziale di recessione degli Stati Uniti, hanno già avuto effetti profondi sui mercati. Capire come si comportano le varie asset class durante le recessioni e i periodi di maggiore volatilità è fondamentale per destreggiarsi.
Lezioni dalla storia. L’analisi delle perturbazioni commerciali e delle crisi economiche del passato può offrire spunti di riflessione. Storicamente, istituzioni ‘estrattive’ e politiche protezionistiche hanno spesso portato alla stagnazione. Sia l’Impero Romano che l’Impero Britannico hanno affrontato sfide interne quando le loro politiche commerciali sono diventate più incentrate sul beneficio dell’élite piuttosto che sulla promozione di una crescita su larga scala. Come ha sottolineato Milton Friedman, il libero scambio è essenziale per la stabilità e la crescita economica a lungo termine.
Oggi l’economia globale richiede nuove strategie per adattarsi alle politiche commerciali e alle perturbazioni economiche. Un buon esempio è rappresentato da settori come la tecnologia e le energie rinnovabili, che stanno ridefinendo le tradizionali narrative di crescita. Questi settori spesso superano i settori ciclici in tempi di incertezza. Comprendere questi cambiamenti è fondamentale per gli investitori di lungo periodo, che possono così posizionare efficacemente i propri portafogli in periodi di volatilità.
Comportamento delle asset class. Nelle prime fasi di una recessione, i titoli azionari subiscono generalmente dei cali, soprattutto nei settori vulnerabili alle tariffe e alle interruzioni della catena di fornitura. I settori ciclici, come i beni di consumo discrezionali e i materiali, sono i più colpiti, mentre i settori difensivi come la sanità, i servizi di pubblica utilità e i beni di prima necessità tendono a registrare performance migliori. Tuttavia, anche i settori difensivi possono subire flessioni nei periodi di maggiore volatilità, quando il sentiment generale si raffredda.
Nonostante alcune correzioni al ribasso, i livelli di valutazione delle azioni rimangono elevati, a indicare che i titoli sono ancora prezzati per la crescita. Anche se esiste il rischio di una recessione indotta da tali politiche, i titoli azionari possono continuare a essere sostenuti da forti aspettative di crescita degli utili, almeno nel breve periodo.
Beni rifugio: Oro e titoli di Stato. Il metallo giallo è da tempo considerato un bene rifugio in tempi d’incertezza economica e politica e continua a consolidare il suo ruolo di copertura contro la volatilità, la svalutazione monetaria e l’inflazione. Allo stesso modo, i Treasury statunitensi hanno storicamente ottenuto buoni risultati durante le recessioni e continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nei portafogli. I Treasury offrono agli investitori un certo grado di stabilità, soprattutto quando le azioni sono più volatili.
Inoltre, l’investimento in obbligazioni di alta qualità e in azioni a grande capitalizzazione con bilanci solidi può contribuire a stabilizzare i portafogli in periodi di incertezza. Questi asset sono in genere più resistenti e meno volatili e offrono rendimenti costanti anche in periodi di rallentamento economico.
Gli ultimi 75 anni. Una prospettiva storica dello S&P 500 offre importanti indicazioni su come il mercato ha reagito a precedenti periodi di volatilità, come quelli guidati da interruzioni del commercio globale, recessioni e inflazione. Pur limitandosi a osservare drawdown massimi e rendimenti totali annuali, dai dati emergono interessanti informazioni, utile a capire alcuni fenomeni presenti, oltre alla potenziale performance dei mercati in diversi contesti economici.
È però solo rimanendo attenti, attivi e disciplinati, che gli investitori possono non solo navigare attraverso una potenziale recessione, ma anche posizionarsi per emergere con portafogli più resistenti. La diversificazione rimane fondamentale, soprattutto in tempi di incertezza. Ci si dovrebbe concentrare su asset di qualità, assicurarsi che il portafoglio rifletta i rischi a breve e a lungo termine e investire strategicamente in settori in crescita, come la tecnologia e le rinnovabili. Capitalizzare sui settori difensivi, fare leva su beni rifugio come l’oro e mantenere bilanci solidi aiuterà a gestire i rischi posti dall’aumento della volatilità.
In questo periodo di incertezza, sapere cosa fare, ed eseguire tali strategie con disciplina, è la chiave per navigare con successo, mantenendo la rotta.
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