TM   Maggio 2025

Ammortizza la volatilità

Prodotti passivi, ma di reddito fisso, possono ancora giocare un importante ruolo a livello di portafoglio, nonostante le ottime performance dei mercati azionari degli ultimi anni. Un’analisi di Joao Saraiva, Senior Investment Analyst di Vanguard Europe.

Joao Saraiva

di Joao Saraiva

Senior Investment Analyst di Vanguard Europe.

Dopo anni di rendimenti superiori al 20% annuo per l’azionario americano, alcuni investitori hanno cominciato a chiedersi se sia ancora opportuno investire in obbligazioni. A livello di portafoglio, e alla luce dell’attuale contesto di mercato, potrebbero esserci giustificati motivi di ottimismo per chi investe in questa classe di attivo.

Qualche turbolenza. I mercati azionari hanno registrato performance straordinarie negli ultimi tempi. Tuttavia i prezzi dei titoli, in particolare dei tecnologici americani, riflettono scenari ideali, in altre parole hanno poco spazio per assorbire eventuali sorprese che offuschino le attuali prospettive ottimiste. Visti i recenti annunci sul fronte americano e le giravolte che alcuni di essi hanno provocato sui mercati, l’accentuata volatilità potrebbe diventare una costante nel 2025.

A fine gennaio si è già avuto un assaggio della velocità con cui sviluppi inattesi possono innescare volatilità sui mercati azionari. L’annuncio da parte della società cinese DeepSeek della sua nuova soluzione nel campo dell’Intelligenza Artificiale ha provocato un crollo dei titoli delle società tech americane concorrenti. Successivamente, a febbraio, le prospettive di nuovi dazi degli Stati Uniti e dei suoi partner commerciali hanno creato turbolenza sui mercati. Siccome i negoziati sui dazi sono in corso persistono interrogativi di cui ancora non si conosce la risposta.

In questo contesto contrassegnato da episodi di volatilità e da timori di flessioni dei mercati, esposizioni obbligazionarie ad ampia diversificazione rappresentano uno degli strumenti più efficaci per mettere al riparo i portafogli e mitigare il rischio di ribassi.

L’obbligazionario. Nello scenario di accresciuta volatilità, è importante ricordare il ruolo che le obbligazioni rivestono all’interno dei portafogli. L’obbligazionario globale con copertura valutaria in particolare può dimostrarlo.

Le esposizioni obbligazionarie in generale registrano minore volatilità rispetto a quelle azionarie. L’obbligazionario globale con copertura del rischio di cambio si distingue in modo particolare su questo fronte: ad esempio negli ultimi 20 anni la sua volatilità è stata intorno al 3% annuo, in netto contrasto con il dato di oltre il 16% di volatilità dell’azionario e degli investimenti alternativi.

La minore volatilità è un aspetto importante viste le sue implicazioni in termini di protezione dai ribassi. L’azionario ha messo a segno rendimenti assoluti superiori a quelli dell’obbligazionario negli ultimi anni ma molto più marcata è la differenza fra le due classi di attivo in termini di resistenza nei ribassi. Ad esempio, nell’arco dell’ultimo ventennio i ribassi per l’azionario americano e quello globale sono stati pari rispettivamente a ben -55% e -58%, mentre il massimo ribasso per l’obbligazionario globale con copertura valutaria è stato del -12%.

Per gli investitori che ricercano modalità per ridurre il rischio di ribasso, le proprietà di ammortizzazione offerte dall’obbligazionario globale con copertura valutaria possono essere interessanti. In termini di rendimento corretto per il rischio il comparto ha infatti battuto gran parte delle altre classi di attivo, eccetto l’obbligazionario con duration breve.

Oltre a fungere da ancoraggio per i portafogli, le analisi indicano che l’obbligazionario gode di prospettive favorevoli. Il contesto di tassi più alti sembra ormai destinato a perdurare e pertanto si prevede per l’obbligazionario rendimenti a lungo termine più prossimi ai livelli osservati nei primi anni Duemila. In tale scenario è probabile che i rendimenti obbligazionari derivino più dalle cedole consistenti reinvestite a tassi più alti che dagli incrementi dei prezzi dei titoli.

Gestire strategie passive. In diversi pensano che i gestori di portafogli indicizzati si limitino a impostare la strategia, ma spesso non è così; non basta.

In realtà, gestire fondi indicizzati ed Etf obbligazionari richiede competenze d’alto livello. Una chiara illustrazione delle capacità che servono e che svolgono un ruolo importante nel mantenere i costi bassi per gli investitori è fornita dalle tecniche di campionamento che alcuni gestori di portafogli indicizzati impiegano. Per il gestore di un fondo che replica un indice, detenere tutti i titoli che compongono un benchmark obbligazionario spesso è impossibile, impraticabile o è un approccio inefficace in termini di costi. Attraverso il campionamento, i gestori mirano a ottenere esposizioni che rispecchiano le caratteristiche e la performance dell’indice benchmark senza incorrere in inutili costi di transazione che possono erodere i risultati di lungo termine.

Per gli Etf, l’obiettivo principale è replicare la performance del benchmark con il minore tracking error possibile.

L’universo obbligazionario globale comprende decine di migliaia di singoli titoli e offre un esempio calzante. Quando si cerca replicare il Bloomberg Global Aggregate Float Adjusted and Scaled Index, è buona prassi includere nel portafoglio circa un terzo degli oltre 30mila titoli che compongono l’indice. Anche se il Vanguard Global Aggregate Bond Ucits Etf detiene solo un terzo dei titoli del benchmark, questi titoli rappresentano quasi due terzi di quell’universo in termini di capitalizzazione di mercato.

L’abilità del gestore sta dunque nel replicare fedelmente i pesi dell’indice sottostante, pur detenendo solo una porzione dei titoli che compongono quell’indice. Lo si fa focalizzandosi su specifiche emissioni dopo averne valutato caratteristiche quali liquidità, qualità creditizia, scadenza e altri importanti fattori, riducendo al minimo i costi di transazione.

Queste tecniche di campionamento fungono anche da strumento di gestione della liquidità che è di vitale importanza in periodi di turbolenze sui mercati.

Anche quando un fondo comprende un numero di titoli molto inferiore a quello dell’indice, i gestori possono rifletterne fedelmente le caratteristiche di rischio fondamentali come duration, rischio di credito e rendimento per replicarne la performance, mantenendo costanti i tracking error nei diversi cicli e contesti di mercato.

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