TM    Dicembre 2025

Altro giro, altra corsa

Guardando al 2026 lo scenario economico e finanziario rimane positivo, pur in presenza di persistenti rischi. Uscire troppo presto non è però mai stato d’aiuto! Un’analisi di Matteo Ramenghi, Cio di Ubs Wealth Management Italia.

Matteo Ramenghi

di Matteo Ramenghi

Cio di Ubs Wealth Management Italia

Nel sesto anno dall’inizio di questo ciclo economico, l’economia globale continuerà la sua lenta decelerazione, con un tasso di crescita di circa il 3%. Anche l’inflazione dovrebbe continuare a rallentare, ma negli Stati Uniti potrebbe rimanere vicina al 3% a causa dei dazi. Su scala globale la crescita economica continuerà a essere trainata dall’Asia, con la Cina che si manterrà intorno al 4,5% e l’India sopra il 6%. Negli Stati Uniti perderà qualche decimale, scendendo sotto il 2%, mentre l’Eurozona dovrebbe rimanere poco sopra l’1 nonostante il piano infrastrutturale tedesco. 

Dietro le quinte, il debito pubblico è un altro fattore da tenere in considerazione in tutte le economie avanzate, legato all’invecchiamento della popolazione e all’instabilità politica. Se due decenni fa era al 75% del Pil a livello mondiale, quest’anno raggiungerà il 110% e, secondo il Fondo monetario internazionale, salirà al 118% entro il 2030.

Come si è visto con l’amministrazione Trump e il tentativo con il Doge, è improbabile che le grandi economie adottino importanti tagli alla spesa o aumenti delle tasse, poiché si tratta di misure politicamente difficili. Lo stesso accade in Giappone, dove il nuovo Governo è orientato a politiche fiscali espansive, e in Francia, dove la riforma pensionistica è stata addirittura posticipata.

È invece più probabile che si avvicini un altro periodo di ‘repressione finanziaria’, cioè politiche che mantengono i tassi di interesse artificialmente bassi, rendendo i costi di finanziamento più gestibili. In questo modo, i Governi ‘tassano’ indirettamente i risparmiatori riducendo i rendimenti reali.

La repressione finanziaria non è una novità: nel decennio passato ha preso il nome di Quantitative Easing e, in generale, non è una buona notizia per gli investitori, perché comprime i rendimenti obbligazionari. Tuttavia, una maggiore liquidità in circolazione può spingere il valore delle azioni, dei beni reali e anche delle obbligazioni emesse prima del varo di queste politiche.

Gli Stati Uniti potrebbero essere i primi a entrare in questa modalità, anche in considerazione dei desiderata del Presidente, che continua a invocare tassi più bassi. Anche per questo ci si aspetta che la fase di debolezza del dollaro persista nella prima metà del 2026. Pesano anche i deficit fiscali e commerciali, nonché gli sforzi dei Brics di diversificazione valutaria.

In questo contesto, nonostante le valutazioni elevate si rimane costruttivi sui mercati azionari: l’economia viaggia lontana da una recessione e le politiche fiscali e monetarie sono prevalentemente espansive. L’esperienza insegna che uscire troppo presto dalle borse solo per via di valutazioni elevate spesso si è rivelato penalizzante: nel 1995 le valutazioni erano già alte, ma da lì a marzo 2000 il Nasdaq è aumentato ancora diverse volte.

Sui mercati azionari, l’Intelligenza Artificiale è al centro del dibattito. L’entusiasmo è comprensibile: nel contesto di un’economia globale che vale circa 100 trilioni di dollari, si può ipotizzare che circa un terzo delle attività sia automatizzabile. Se si assume che metà di queste attività corrisponda a lavoro umano effettivamente sostituito e che i grandi gruppi tecnologici riescano a catturare il 10% di questo valore, ne deriva un’opportunità di ricavi annuali pari a circa 1500 miliardi.

Il mercato si interroga sulla capacità delle aziende di monetizzare i giganteschi investimenti in Intelligenza Artificiale, solo quelli di quest’anno sono stimati intorno ai 400 miliardi di dollari; tuttavia, come spesso accade nelle rivoluzioni tecnologiche, i ricavi tendono ad arrivare con notevole ritardo rispetto alla spesa in conto capitale. D’altra parte, questi investimenti rappresentano solo il 70% dei flussi di cassa operativi dei principali operatori, i cosiddetti ‘hyperscaler’. Le principali aziende tecnologiche quotate presentano quindi bilanci solidi.

Fuori dalla borsa probabilmente i rischi sono maggiori, dato che molte società si alimentano di continui aumenti di capitale in attesa di monetizzare gli investimenti o di essere acquisite dai giganti quotati.

Intanto, anche il settore tecnologico cinese rappresenta un’opportunità, con valutazioni nettamente più basse rispetto ai concorrenti americani e tecnologia spesso comparabile.

Strettamente legato all’Intelligenza Artificiale è il tema dell’elettricità. Tutte le stime suggeriscono un forte incremento dei consumi, spinto anche dalla mobilità elettrica e dalla sostituzione di fonti fossili con elettricità per riscaldamento e diversi altri utilizzi.

Il Ceo di Amazon ha definito la disponibilità di energia un potenziale collo di bottiglia per la crescita futura. E Jensen Huang di Nvidia ha avvertito che “la Cina vincerà la corsa all’Ia” a causa dei suoi costi energetici più bassi per le aziende tecnologiche locali.

La longevità è un altro tema chiave di lungo termine: entro il 2030 il mercato globale potrebbe generare ricavi annuali di 8mila miliardi di dollari rispetto ai 5300 miliardi del 2023. Le aree con maggiore potenziale di crescita sono obesità, oncologia e in generale i dispositivi medici. Per esempio, i ricavi legati ai farmaci contro l’obesità vengono attesi in aumento del 12% annuo.

Quanto consuma l’Ia?

Domanda di energia elettrica (in Twh)

Domanda di energia elettrica (in Twh)
Fonte: Ubs XI-25.

Obbligazioni

Rendimento per segmento (in %)

Obbligazioni, rendimento per segmento (in %)
Fonte: Ubs XI-25.

Per quanto riguarda l’Eurozona, dopo tre anni di stagnazione degli utili la crescita dei profitti dovrebbe accelerare al 7% nel 2026 e al 18% nel 2027, trainata dal piano tedesco, da una ripresa dei consumi e dai tagli dei tassi già effettuati. Inoltre, le valutazioni, seppur impegnative a 15x gli utili attesi, sono a sconto rispetto alle altre omologhe globali.

Nel complesso, si dovrebbe essere quindi positivi sui mercati finanziari per i prossimi mesi, ma tra valutazioni, geopolitica, debiti e giganteschi investimenti in tecnologia, i rischi non mancano.

Il modo migliore di gestirli è mantenere liquidità per coprire le esigenze dei prossimi anni, sfruttando i rendimenti superiori all’inflazione attesa offerti dalle obbligazioni Investment Grade. Una liquidità adeguata evita di dover smobilizzare posizioni azionarie nel momento sbagliato in caso di volatilità, permettendo agli investitori di non uscire di scena.

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